venerdì 7 ottobre 2011

Il lato tragico

In sala d'attesa leggevo un articolo che parlava dei giovani italiani che non fanno più figli e come tutto ciò dipenda dalla crisi economica.
Tutto noto, tutto molto triste.
Un tessuto che invecchia senza rigenerarsi.
Cellule nuove che mancano perché chi dovrebbe riprodursi ha paura, è spaesato, non ha certezza per il proprio futuro figuriamoci per quello di un suo successore.

Io di figli ne ho due.
La femmina è la più grande, ha 56 anni ma va ancora alla scuola materna. Anno dopo anno si impegna eppure è ancora lì, prima con quelli di tre anni, poi con quelli di quattro e infine con quelli di cinque. Finito il ciclo si ricomincia. Non piange ogni mattina quando deve andare a scuola, ma in fondo vorrebbe e se lo facesse non mi meraviglierei.

Io ho pianto sempre, per anni, con constanza.

Il maschio invece ne ha 54 di anni, ed è più precoce di sua sorella, è infatti già in pensione. Cerca sempre di tenersi occupato con mille attività che mutano spesso, nel tempo e nello spazio, e che solo al termine delle stesse, solitamente termine anticipato autonomamente perché si scoraggia facilmente, ci permettono di comprendere quanti danni hanno prodotto.

E' un mestiere difficile quello del genitore.
La mia poi di genitorialità è quasi tragica.

Una tragedia con mille facce, perché quest'ultima di facce non ne ha solo due, come la medaglia, ma molte, molte di più.
Da qualsiasi lato si guardi la faccenda la sua natura non muta, si colgono solo nuovi lati.
Diversamente ma ugualmente tragici, a voler essere pleonastici.

5 commenti:

  1. ma a quell'età ce la fanno a sedersi ancora sul vasino?

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  2. Un tempo avevo comprato loro il restringi-water a forma di paperella.
    Adesso forse propendo per pala e pappapagallo.

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  3. senza volere peccare di superbia mi permetto di dirti che finchè non si è genitori non si comprende cosa ciò significhi---

    ora, solo ora, alla soglia dei 40 anni di età, inizio a comprendere i sacrifici e le difficoltà che hanno vissuto quell'uomo e quella donna che sono mio padre e mia madre---
    perchè le sto vivendo io---

    lungi da me la presunzione di intendere quale famiglia sia stata la tua, la tua descrizione mi pare molto netta, molto definitiva---

    io sarei più possibilista nel senso di accogliere anche l'ipotesi che quella coppia abbia quanto meno cercato di essere il proprio meglio nei confronti dei propri figli---
    (e quando diventi genitore è questa la motivazione che sorge dal tuo cuore: dare se stessi...)

    ricordiamoci che si può dare solo quello che si possiede, io lo ricordo a me stesso spesso...

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  4. sì vero, è difficile essere genitori.....

    forse è difficile essere anche figli, oggi,....

    forse oggi è difficile tutto, ma proprio tutto.....
    anche le cose più naturali........

    Ti abbraccio

    A.

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  5. Accolgo l'abbraccio sconosciuto di A e lo ricambio, così come condivido le sue parole.

    A Parolesenzasuono dico che quello che ho scritto nasconde quello che ciascuno ci legge. Non ritengo d'avere sulla famiglia di cui ho scritto un giudizio netto o definitivo. Né tantomeno ritengo di aver capacità genitoriali non avendo ancora il privilegio di un figlio. Ma se tu hai letto questo in quelle parole accetto la tua interpretazione, non è però del meglio o del peggio di sé quello di cui volevo parlare. Volevo sorridere di questo Ménage, ma i sorrisi non debbono necessariamente esser condivisi.

    Saluti

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