Maggio per molti è un mese come un altro.
In tantissimi lo trovano anche bellissimo, è il mese delle rose e dell'attesa dell'agognata bella stagione.
Maggio è per me il mese della terra che trema sotto i tuoi piedi e quando si ferma ti porta via una persona a cui vuoi molto bene. Una persona a cui, in sua assenza, ti senti ancora più legata. Un tassello che si rompe in un cerchio che ti ha sempre avvolto, sulla cui esistenza e continuità potevi contare.
Il mio maggio è il mese che dà un senso al verso di De Andrè: '' crepare di maggio ci vuole tanto troppo coraggio.'' ma nella mia storia non c'è una guerra, una divisa o più semplicemente una causa per tutto ciò.
C'è solo l'amarezza delle domande che ti continui a porre pur sapendo che non hanno risposta. La fantasia infantile di poter tornare indietro e sistemare tutto, come in uno 'sliding doors' tutto tuo. Perché in fondo credi ancora di essere un eroe con l'intenzione di salvare tutti, di rimediare agli errori, specialmente quelli del tempo.
Forse è perché le tradizioni sono una cosa per famiglie che mio cugino decise, qualche maggio fa, di morire proprio in quel mese.
Peccato o per fortuna per lui, non ci riuscì.
Iniziò tutto con un rantolo notturno che, crescendo di intensità, impediva a mia zia, nella stanza accanto, di dormire.
Si alzò ed andò in camera di suo figlio.
Lo trovò nel suo letto rigido e cianotico, emetteva quel suono roco con una lentezza devastante e comunque troppo lontana dalla comune idea di respirazione.
Arrivò in ospedale in coma, stette molti giorni in rianimazione, giorni lunghi per chi è fuori ed entra in quello stanzone vestito con vestagliette e cuffie verdi.
Giorni che tali non erano per lui, sospeso in un limbo, affidato alle cure e alla sorte, cullato dal buio e dai rumori che, a poco a poco, riprese a sentire.
L'eroina e la cocaina assunte insieme gli avevano quasi fottuto il cuore, i polmoni, ed i reni.
E' quel quasi che lo ha salvato, oltre a quintalate di medicine suppongo.
Tra i parenti iniziò una pantomima che ricorderò a vita.
Gli occhi di alcuni di loro erano sinceramente sconvolti, come a dire: ''Come è possibile che sia successo proprio a noi? Queste sono cose da tv del pomeriggio, non esistono realmente!''.
Altri erano intenti a comunicare che ''sì, sapevano ma non fino a questo punto. Cioè, insomma credevo fosse drogato un po', non proprio tutto!''.
Altri occhi, abitualmente saccenti, ribadivano che ''sapevano sarebbe successo ma non con la dovuta precisione per poter spostare l'appuntamento dall'estetista e questo sì, ci secca abbastanza!''.
Altri invece erano sollevati '' meno male che è successo a tuo figlio e non al mio. Sulla base di un semplice calcolo delle probabilità da questo momento in poi più nessun ragazzo della nostra famiglia andrà in overdose e io potrò considerarmi un buon genitore. Oh, se così non dovesse essere, il prossimo cenone di Natale lo facciamo a San Patrignano e pazienza!''.
Alcune mie zie furono davvero brave nella recita, e non credo stessero improvvisando, penso piuttosto che dietro ci fosse un approfondito studio del copione, con prove ed esercitazioni, per arrivare a livelli sempre più alti.
Ma il premio della critica e la standing ovation va sicuramente a mio cugino più grande.
Un ragazzo oramai uomo, dotato di una grande positività, a molti test antidroga intendo.
Tornò nella sala d'attesa dopo la visita al capezzale del malato brandendo tra le mani il suo cellulare di ultima generazione, la stessa a cui vorrei appartenesse egli stesso, ed iniziò a far circolare l'aggeggio tra i parenti.
Credevo cercasse di attirare l'attenzione con l'enorme capacità di memoria per sms dell'oggetto o lo straordinario numero di megapixel della fotocamera integrata ma come al solito lo sottovalutavo.
Lui stava invece mostrando a tutti le foto appena scattate di mio cugino a petto nudo, sotto un lenzuolo bianco, con una pelle gialla ed un tubo, grande quanto quello dell'aspirapolvere, che gli usciva dalla bocca.
Pronunciava frasi da Fabrizio Corona dei poveri sulla necessità di mostrargliele una volta che avesse abbandonato il coma, sull'esigenza di stamparle e farne poster enormi.
Ho smesso di ascoltarlo prima che iniziasse a parlare della retrospettiva fotografica che era intenzionato a mettere su.
Ho cercato di estraniarmi ancora di più, non provando nemmeno a nascondere il mio sguardo spaesato.
Una settimana dopo, sempre in quel mese di maggio, mio cugino uscì dal coma.
Con il cuore di un ottantenne obeso e fumatore, la faccia ancora più lontana dalla realtà, e i disturbi di chi è in astinenza.
Sembrerebbe una storia di droga a lieto fine.
In realtà non lo è, e non so se esistano o meno.
L'educazione borghese che ho ricevuto mi porta ad essere sfiduciata.
Ma i dati concreti non mi contraddicono.
Mio cugino ha iniziato a frequentare il sert con regolarità, facendo amicizia con il metadone, avvicinandosi ancora, spesso e volentieri, alla cocaina e all'eroina, spero non di nuovo in combo.
Ha iniziato a rubare i soldi che gli vengono ora negati.
Li ruba in casa e fuori, per essere equo.
Ha iniziato a parlare di comunità, e di un gennaio, nel quale ci entrerà perché 'ora è veramente intenzionato a cambiare'.
Ed io ho capito che gennaio per i drogati è come lunedì per i sovrappeso: un inizio ipotetico.
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martedì 17 gennaio 2012
venerdì 21 ottobre 2011
Scusate il ritardo!
Sono stata a Milano la scorsa settimana.
L'ansia a tratti raggiungeva picchi altissimi.
Do il peggio di me lì.
Non è colpa del luogo.
E' a causa del fatto che ho trascorso lì alcuni dei miei anni più brutti.
Per ora.
- l'ottimismo è il profumo della vita-.
Non è uno di quei posti in cui non vivrei mai.
Ad esempio sotto xanax ci vivrei, quindi non è da escludere.
Sono andata a prendere tutte le mie cose nella casa vecchia.
Con un ritardo di 2 anni.
Ognuno ha i suoi tempi.
I miei, a volte, sono morti.
Altre sono frenetici.
E' l'equilibrio che mi manca.
Perciò sono simpatica.
Sono andata nella casa in cui vivevo con il mio ecs.
Ho iniziato la convivenza con lui dopo esserci lasciati.
E' stata una scelta veramente intelligente ed utilissima, ad esempio prima non sapevo cosa fosse la colite.
Bugia!
Lo sapevo anche prima, ma non immaginavo potesse avere effetti così devastanti.
Ne approfitto per mandare un saluto al mio intestino e a tutti quelli che mi conoscono.
Lui ora in quella casa ci vive con la sua nuova fidanzata.
Casa vecchia, fidanzata nuova.
Lei è stata per tutto il tempo fredda, silenziosa e distante.
L'unico contatto tra noi avveniva nel momento in cui mi rivolgeva occhiate truci.
Onestamente non ne capisco il motivo visto che sono 2 anni che non mi inculo il suo attuale ragazzo, mio ecs, e di conseguenza non mi inculo lei.
Niente di niente. Nemmeno un sms per Natale o per il compleanno.
Un compleanno può sfuggire ma cazzo che è Natale te ne accorgi!
Se non bussa alla tua porta il tuo senso cristiano/cattolico quanto meno citofona quello del consumismo!
Tutti però mi hanno detto che è normale che mi trattasse così e quindi, ora, lo penso anche io.
Non perché mi faccia influenzare ma perché mi sento rassicurata da questo pensiero condiviso.
E quando dico 'tutti' non intendo riferirmi ai risultati di un sondaggio istat ma alle 7 persone a cui l'ho detto.
8 vah, esageriamo!
Il mio ecs aveva impacchettato tutta la mia roba in 7 scatoloni ed un borsone.
E li aveva messi tutti giù alle scale dello stabile, come a voler dire '' caricateli in macchina e levati dai coglioni''.
Allora io, che amo il linguaggio non verbale e leggere tra le righe, ho detto a chi era in auto con me :
'' Oi carichiamoceli in macchina e leviamoci dai coglioni''.
L'altra persona, evidentemente perspicace almeno quanto me, era stata d'accordo.
E così li infiliamo in macchina con un tetris da 10000 punti e stiamo per andare via quando...
Il mio ecs preso da una necessità immotivata di falsa cortesia propone un caffè in casa.
La persona che era con me accetta volentieri.
E io dico '' ah prendiamo un caffè?!'' come a dire '' Allora che cazzo ci siamo messi d'accordo a fare prima?!''
Entriamo in casa, avevo per le scale una tachicardia da record che sicuramente non era dovuta soltanto alla mia emoglobina bassa.
Varco l'uscio e la casa era lì, sempre lei, sempre bella ma arredata diversamente.
Arredata con un gusto a metà strada tra una vecchia novantenne e China Town.
Tutto faceva cacare, anche quello che prima era bello perché ora cozzava con tutto quel made in China.
C'era una tovaglia plastificata con disegni osceni, girasoli e insetti vari, sul bellissimo tavolo in vetro come a dire: '' Cazzo questo è un bel tavolo, compriamolo altrimenti facciamo bella figura!''.
Alla parete c'era un orologio che riproduceva le entrate di un saloon.
Sul divano bianco c'era una specie di grand foulard con i colori sporchi, sembrava la coperta del cane.
Al muro un quadro che voleva ricordare Klimt.
Anzi no.
Era la riproduzione della diarrea di Klimt dopo aver mangiato messicano a pranzo e minestrone a cena.
Ne sono sicura.
Ci offre il caffè e mi porge la zuccheriera.
Stavo per morire.
Era un'enorme mela, rossa, lucida, smaltata, kitschissima per farle un complimento.
Il picciolo era il manico del coperchio che una volta sollevato ti permetteva di vedere il cucchiaino.
Già, il cucchiaino.
Era un verme, il verme della mela.
Tutto ondulato e con la testa ampia per permettere ai granelli di starci dentro.
Veniva fuori da un buchino dal quale avrei preferito non uscisse mai.
Il verme aveva una faccia ebete, ma di sicuro un quoziente intellettivo maggiore di chi aveva compiuto l'acquisto.
Il caffè comunque era buono.
Mi viene da fare pipì.
Strano che attorniata da tanta bellezza non abbia avuto altri stimoli!
Comunico la mia necessità e la fidanzata, con i modi tipici di chi fa di tutto per non farti sentire a tuo agio, mi indica dov'è il bagno.
Avrei potuto rispondere che avevo utilizzato quel bagno per 4 anni e non solo da due mesi come lei.
Avrei potuto dimostrare la mia territorialità in maniera più evidente ma mi è bastata una pisciatina.
Buttata lì.
Anche con disprezzo.
Siamo andati via.
E io ho pianto.
Di gioia e di tristezza insieme.
Di rabbia forse, per il vermetto della mela, per le tende con le farfalle attaccate su che avevano spodestato quelle scelte da me.
Ho pianto anche per la coperta di pizzo color salmone che campeggiava sul loro letto matrimoniale che ha preso il posto del mio singolo.
Ho pianto perché era tutto così ridicolo.
E dopo infatti ho riso.
Ho tirato un sospiro di sollievo, e mi sono sentita leggera e ricompattata.
Avevo tutte le mie cose di nuovo con me.
Arrivata a casa, ho aperto gli scatoloni e buttato, o regalato, quasi tutto.
Non mi interessa tenerle quelle cose, ora non mi appartengono più.
Volevo solo ridisporne per potermene liberare.
Volevo solo riaverle per decidere di non usarle più.
Volevo sentirle mie.
Sono stata sorpresa quando all'interno dei pacchi ho trovato tutto tranne: 3 piumoni, migliaia di asciugamani, i miei accappatoi, foto importantissime per me, e la mia Emma Bunton.
Emma è, o forse era, la mia coperta di Linus.
Una coperta di peluche rosa shocking con un meraviglioso albero disegnato su.
Era una coperta non apprezzabile da tutti forse ma con un significato profondo per me.
Avevamo visto mille film insieme, letto duecento libri, chiacchierato al telefono, inveito contro la tv, sorseggiato tisane bollenti avvolte l'una nel calore dell'altra.
E ora?
Non so dove sia, telefono al mio ecs e lui non mi risponde.
Gli invio sms e lui ugualmente non risponde.
Perché non mi dice che ha buttato via la mia coperta del cuore?
Voglio sapere la verità.
Anche se amara, anche se significa sapere che ora scalda un senzatetto alla stazione centrale.
Ho fatto l'unico errore di non metterla in valigia due anni fa e ora ne pago le conseguenze.
Anche quella di capire che forse voglio solo quello che non ho.
L'ansia a tratti raggiungeva picchi altissimi.
Do il peggio di me lì.
Non è colpa del luogo.
E' a causa del fatto che ho trascorso lì alcuni dei miei anni più brutti.
Per ora.
- l'ottimismo è il profumo della vita-.
Non è uno di quei posti in cui non vivrei mai.
Ad esempio sotto xanax ci vivrei, quindi non è da escludere.
Sono andata a prendere tutte le mie cose nella casa vecchia.
Con un ritardo di 2 anni.
Ognuno ha i suoi tempi.
I miei, a volte, sono morti.
Altre sono frenetici.
E' l'equilibrio che mi manca.
Perciò sono simpatica.
Sono andata nella casa in cui vivevo con il mio ecs.
Ho iniziato la convivenza con lui dopo esserci lasciati.
E' stata una scelta veramente intelligente ed utilissima, ad esempio prima non sapevo cosa fosse la colite.
Bugia!
Lo sapevo anche prima, ma non immaginavo potesse avere effetti così devastanti.
Ne approfitto per mandare un saluto al mio intestino e a tutti quelli che mi conoscono.
Lui ora in quella casa ci vive con la sua nuova fidanzata.
Casa vecchia, fidanzata nuova.
Lei è stata per tutto il tempo fredda, silenziosa e distante.
L'unico contatto tra noi avveniva nel momento in cui mi rivolgeva occhiate truci.
Onestamente non ne capisco il motivo visto che sono 2 anni che non mi inculo il suo attuale ragazzo, mio ecs, e di conseguenza non mi inculo lei.
Niente di niente. Nemmeno un sms per Natale o per il compleanno.
Un compleanno può sfuggire ma cazzo che è Natale te ne accorgi!
Se non bussa alla tua porta il tuo senso cristiano/cattolico quanto meno citofona quello del consumismo!
Tutti però mi hanno detto che è normale che mi trattasse così e quindi, ora, lo penso anche io.
Non perché mi faccia influenzare ma perché mi sento rassicurata da questo pensiero condiviso.
E quando dico 'tutti' non intendo riferirmi ai risultati di un sondaggio istat ma alle 7 persone a cui l'ho detto.
8 vah, esageriamo!
Il mio ecs aveva impacchettato tutta la mia roba in 7 scatoloni ed un borsone.
E li aveva messi tutti giù alle scale dello stabile, come a voler dire '' caricateli in macchina e levati dai coglioni''.
Allora io, che amo il linguaggio non verbale e leggere tra le righe, ho detto a chi era in auto con me :
'' Oi carichiamoceli in macchina e leviamoci dai coglioni''.
L'altra persona, evidentemente perspicace almeno quanto me, era stata d'accordo.
E così li infiliamo in macchina con un tetris da 10000 punti e stiamo per andare via quando...
Il mio ecs preso da una necessità immotivata di falsa cortesia propone un caffè in casa.
La persona che era con me accetta volentieri.
E io dico '' ah prendiamo un caffè?!'' come a dire '' Allora che cazzo ci siamo messi d'accordo a fare prima?!''
Entriamo in casa, avevo per le scale una tachicardia da record che sicuramente non era dovuta soltanto alla mia emoglobina bassa.
Varco l'uscio e la casa era lì, sempre lei, sempre bella ma arredata diversamente.
Arredata con un gusto a metà strada tra una vecchia novantenne e China Town.
Tutto faceva cacare, anche quello che prima era bello perché ora cozzava con tutto quel made in China.
C'era una tovaglia plastificata con disegni osceni, girasoli e insetti vari, sul bellissimo tavolo in vetro come a dire: '' Cazzo questo è un bel tavolo, compriamolo altrimenti facciamo bella figura!''.
Alla parete c'era un orologio che riproduceva le entrate di un saloon.
Sul divano bianco c'era una specie di grand foulard con i colori sporchi, sembrava la coperta del cane.
Al muro un quadro che voleva ricordare Klimt.
Anzi no.
Era la riproduzione della diarrea di Klimt dopo aver mangiato messicano a pranzo e minestrone a cena.
Ne sono sicura.
Ci offre il caffè e mi porge la zuccheriera.
Stavo per morire.
Era un'enorme mela, rossa, lucida, smaltata, kitschissima per farle un complimento.
Il picciolo era il manico del coperchio che una volta sollevato ti permetteva di vedere il cucchiaino.
Già, il cucchiaino.
Era un verme, il verme della mela.
Tutto ondulato e con la testa ampia per permettere ai granelli di starci dentro.
Veniva fuori da un buchino dal quale avrei preferito non uscisse mai.
Il verme aveva una faccia ebete, ma di sicuro un quoziente intellettivo maggiore di chi aveva compiuto l'acquisto.
Il caffè comunque era buono.
Mi viene da fare pipì.
Strano che attorniata da tanta bellezza non abbia avuto altri stimoli!
Comunico la mia necessità e la fidanzata, con i modi tipici di chi fa di tutto per non farti sentire a tuo agio, mi indica dov'è il bagno.
Avrei potuto rispondere che avevo utilizzato quel bagno per 4 anni e non solo da due mesi come lei.
Avrei potuto dimostrare la mia territorialità in maniera più evidente ma mi è bastata una pisciatina.
Buttata lì.
Anche con disprezzo.
Siamo andati via.
E io ho pianto.
Di gioia e di tristezza insieme.
Di rabbia forse, per il vermetto della mela, per le tende con le farfalle attaccate su che avevano spodestato quelle scelte da me.
Ho pianto anche per la coperta di pizzo color salmone che campeggiava sul loro letto matrimoniale che ha preso il posto del mio singolo.
Ho pianto perché era tutto così ridicolo.
E dopo infatti ho riso.
Ho tirato un sospiro di sollievo, e mi sono sentita leggera e ricompattata.
Avevo tutte le mie cose di nuovo con me.
Arrivata a casa, ho aperto gli scatoloni e buttato, o regalato, quasi tutto.
Non mi interessa tenerle quelle cose, ora non mi appartengono più.
Volevo solo ridisporne per potermene liberare.
Volevo solo riaverle per decidere di non usarle più.
Volevo sentirle mie.
Sono stata sorpresa quando all'interno dei pacchi ho trovato tutto tranne: 3 piumoni, migliaia di asciugamani, i miei accappatoi, foto importantissime per me, e la mia Emma Bunton.
Emma è, o forse era, la mia coperta di Linus.
Una coperta di peluche rosa shocking con un meraviglioso albero disegnato su.
Era una coperta non apprezzabile da tutti forse ma con un significato profondo per me.
Avevamo visto mille film insieme, letto duecento libri, chiacchierato al telefono, inveito contro la tv, sorseggiato tisane bollenti avvolte l'una nel calore dell'altra.
E ora?
Non so dove sia, telefono al mio ecs e lui non mi risponde.
Gli invio sms e lui ugualmente non risponde.
Perché non mi dice che ha buttato via la mia coperta del cuore?
Voglio sapere la verità.
Anche se amara, anche se significa sapere che ora scalda un senzatetto alla stazione centrale.
Ho fatto l'unico errore di non metterla in valigia due anni fa e ora ne pago le conseguenze.
Anche quella di capire che forse voglio solo quello che non ho.
venerdì 7 ottobre 2011
Il lato tragico
In sala d'attesa leggevo un articolo che parlava dei giovani italiani che non fanno più figli e come tutto ciò dipenda dalla crisi economica.
Tutto noto, tutto molto triste.
Un tessuto che invecchia senza rigenerarsi.
Cellule nuove che mancano perché chi dovrebbe riprodursi ha paura, è spaesato, non ha certezza per il proprio futuro figuriamoci per quello di un suo successore.
Io di figli ne ho due.
La femmina è la più grande, ha 56 anni ma va ancora alla scuola materna. Anno dopo anno si impegna eppure è ancora lì, prima con quelli di tre anni, poi con quelli di quattro e infine con quelli di cinque. Finito il ciclo si ricomincia. Non piange ogni mattina quando deve andare a scuola, ma in fondo vorrebbe e se lo facesse non mi meraviglierei.
Io ho pianto sempre, per anni, con constanza.
Il maschio invece ne ha 54 di anni, ed è più precoce di sua sorella, è infatti già in pensione. Cerca sempre di tenersi occupato con mille attività che mutano spesso, nel tempo e nello spazio, e che solo al termine delle stesse, solitamente termine anticipato autonomamente perché si scoraggia facilmente, ci permettono di comprendere quanti danni hanno prodotto.
E' un mestiere difficile quello del genitore.
La mia poi di genitorialità è quasi tragica.
Una tragedia con mille facce, perché quest'ultima di facce non ne ha solo due, come la medaglia, ma molte, molte di più.
Da qualsiasi lato si guardi la faccenda la sua natura non muta, si colgono solo nuovi lati.
Diversamente ma ugualmente tragici, a voler essere pleonastici.
Tutto noto, tutto molto triste.
Un tessuto che invecchia senza rigenerarsi.
Cellule nuove che mancano perché chi dovrebbe riprodursi ha paura, è spaesato, non ha certezza per il proprio futuro figuriamoci per quello di un suo successore.
Io di figli ne ho due.
La femmina è la più grande, ha 56 anni ma va ancora alla scuola materna. Anno dopo anno si impegna eppure è ancora lì, prima con quelli di tre anni, poi con quelli di quattro e infine con quelli di cinque. Finito il ciclo si ricomincia. Non piange ogni mattina quando deve andare a scuola, ma in fondo vorrebbe e se lo facesse non mi meraviglierei.
Io ho pianto sempre, per anni, con constanza.
Il maschio invece ne ha 54 di anni, ed è più precoce di sua sorella, è infatti già in pensione. Cerca sempre di tenersi occupato con mille attività che mutano spesso, nel tempo e nello spazio, e che solo al termine delle stesse, solitamente termine anticipato autonomamente perché si scoraggia facilmente, ci permettono di comprendere quanti danni hanno prodotto.
E' un mestiere difficile quello del genitore.
La mia poi di genitorialità è quasi tragica.
Una tragedia con mille facce, perché quest'ultima di facce non ne ha solo due, come la medaglia, ma molte, molte di più.
Da qualsiasi lato si guardi la faccenda la sua natura non muta, si colgono solo nuovi lati.
Diversamente ma ugualmente tragici, a voler essere pleonastici.
domenica 31 luglio 2011
Easy coperchio per easy pentola
Il mio amico gaio ha da poco chiuso una storia.
Seria.
Una di quelle fatte di amore e convivenza.
Anche lacerante a dirla tutta.
Sono mesi che non fa sesso.
Si è preso una pausa.
Voleva essere libero, da tutto.
Anche dal sesso, che a volte può essere impegnativo.
Anzi dovrebbe sempre esser tale.
Ultimamente però l'ormone è riesploso.
E mi sembra anche giusto.
Questa estate fresca ti fa venire voglia di corpi vicini.
Così, il mio amico gaio, si è buttato su GayRomeo.
Un sito di incontri.
Organizzatissimo.
Scegli la categoria che ti piace, l'età, la regione.
Le corsie dei supermercati sono molto più confusionarie.
Ha chiacchierato con un tipo interessante e guardato il suo profilo.
Il tizio ha foto che ritraggono solo il corpo.
Del volto non c'è traccia.
Gli domanda la ragione e la risposta è la seguente:
'' L'assenza del mio viso ( esposto: perché ovviamente ne posseggo uno e anche foto del medesimo) è dipesa dal fatto che ho una compagna, che per quanto easy, non gradirebbe sapere che in giro mi scopo dei maschietti.''
Il mio amico riporta a me l'accaduto commentando così '' La gente è fuori controllo''.
In realtà a me pare l'opposto.
Un controllo di altri tempi.
Oggi l'ostentazione dei gusti sessuali è un must.
Perché nascondersi ancora?
C'è un settore in cui l'omosessualità continua a non essere vista di buon occhio?
Sei per caso anche un prete?
A questo punto il sacco andrebbe vuotato interamente.
Magari il settore in questione è quello delle relazioni.
Eterosessuali, ma non per forza.
Oneste, si spera.
Penso alla povera easy compagna.
Così easy da aggiudicarsi l'aggettivo ma non tanto da conservarlo sino alla fine.
Dovrebbe compiere una scelta: o sopportare tutto, anche le sodomie di questo cavaliere errante e diventare una easy a tutto tondo.
Oppure trasformarsi in una compagna hard, senza un valore sessuale che qui andrebbe sprecato, e concedergli solo la sigaretta sul balcone, estate-inverno-intemperie incluse.
Anche se io opterei per un'altra soluzione.
Molto più violenta.
Seria.
Una di quelle fatte di amore e convivenza.
Anche lacerante a dirla tutta.
Sono mesi che non fa sesso.
Si è preso una pausa.
Voleva essere libero, da tutto.
Anche dal sesso, che a volte può essere impegnativo.
Anzi dovrebbe sempre esser tale.
Ultimamente però l'ormone è riesploso.
E mi sembra anche giusto.
Questa estate fresca ti fa venire voglia di corpi vicini.
Così, il mio amico gaio, si è buttato su GayRomeo.
Un sito di incontri.
Organizzatissimo.
Scegli la categoria che ti piace, l'età, la regione.
Le corsie dei supermercati sono molto più confusionarie.
Ha chiacchierato con un tipo interessante e guardato il suo profilo.
Il tizio ha foto che ritraggono solo il corpo.
Del volto non c'è traccia.
Gli domanda la ragione e la risposta è la seguente:
'' L'assenza del mio viso ( esposto: perché ovviamente ne posseggo uno e anche foto del medesimo) è dipesa dal fatto che ho una compagna, che per quanto easy, non gradirebbe sapere che in giro mi scopo dei maschietti.''
Il mio amico riporta a me l'accaduto commentando così '' La gente è fuori controllo''.
In realtà a me pare l'opposto.
Un controllo di altri tempi.
Oggi l'ostentazione dei gusti sessuali è un must.
Perché nascondersi ancora?
C'è un settore in cui l'omosessualità continua a non essere vista di buon occhio?
Sei per caso anche un prete?
A questo punto il sacco andrebbe vuotato interamente.
Magari il settore in questione è quello delle relazioni.
Eterosessuali, ma non per forza.
Oneste, si spera.
Penso alla povera easy compagna.
Così easy da aggiudicarsi l'aggettivo ma non tanto da conservarlo sino alla fine.
Dovrebbe compiere una scelta: o sopportare tutto, anche le sodomie di questo cavaliere errante e diventare una easy a tutto tondo.
Oppure trasformarsi in una compagna hard, senza un valore sessuale che qui andrebbe sprecato, e concedergli solo la sigaretta sul balcone, estate-inverno-intemperie incluse.
Anche se io opterei per un'altra soluzione.
Molto più violenta.
sabato 16 luglio 2011
''Riassunto della nuova legge: la tua vita comincerà a interessare alloStato solo quando cesserà di interessare a te.'''
Vorrei svegliarmi lontano da qui.
In un paese che non approvi una legge sul fine vita come quella a cui la Camera ha detto sì.
In un paese che non mi obblighi alla idratazione e alla nutrizione artificiale con la scusa di alleviare le mie sofferenze.
In un paese che non voglia prolungarmi le stesse.
In un paese che se mi permette di firmare una Dichiarazione anticipata di trattamento imponga al medico di attenersi ad essa, altrimenti si elimini questa pagliacciata.
In un paese che recuperi la dignità in molti campi e si faccia guidare da questa.
In un paese che non ascolti l'opinione del cardinale Bagnasco.
In un paese che se pure ascoltasse l'opinione del cardinale Bagnasco non si faccia influenzare dalla stessa in misura maggiore da quella espressa dal mio pizzicagnolo di fiducia.
In un paese che non consideri Beppino Englaro come un omicida. Sua figlia è morta in un incidente stradale, lui da quel giorno non l'ha avuta più.
In un paese che mi permetta di scegliere per me stessa.
In un paese che non mi imponga un giusto modo di morire.
Ma è ancora presto, torno a dormire.
In un paese che non approvi una legge sul fine vita come quella a cui la Camera ha detto sì.
In un paese che non mi obblighi alla idratazione e alla nutrizione artificiale con la scusa di alleviare le mie sofferenze.
In un paese che non voglia prolungarmi le stesse.
In un paese che se mi permette di firmare una Dichiarazione anticipata di trattamento imponga al medico di attenersi ad essa, altrimenti si elimini questa pagliacciata.
In un paese che recuperi la dignità in molti campi e si faccia guidare da questa.
In un paese che non ascolti l'opinione del cardinale Bagnasco.
In un paese che se pure ascoltasse l'opinione del cardinale Bagnasco non si faccia influenzare dalla stessa in misura maggiore da quella espressa dal mio pizzicagnolo di fiducia.
In un paese che non consideri Beppino Englaro come un omicida. Sua figlia è morta in un incidente stradale, lui da quel giorno non l'ha avuta più.
In un paese che mi permetta di scegliere per me stessa.
In un paese che non mi imponga un giusto modo di morire.
Ma è ancora presto, torno a dormire.
venerdì 24 giugno 2011
Un curioso caso di point break
_G_
In _G_ , con _G_ , per_G_ .
Tu non ne sai nulla.
Io ne so troppo.
Purtroppo.
Mi hanno detto che dovrei ringraziarti.
Tu ti sei scusato.
Io ti ho perdonato.
Mi hanno detto che dovrei ringraziarti.
Hanno detto che stare male ora servirà.
Servirà a molte cose.
Servirà a non sviluppare una malattia senza motivo in futuro.
Hanno detto una cazzata.
In futuro anche io l'avrò una malattia.
Ce l'hanno tutti nel futuro.
Quindi sarò stata male due volte.
Ora e poi.
Che culo.
Eppoi qual è il motivo di una malattia?
Una causa, forse.
Ma anche la causa è senza motivo.
Però mi hanno detto che ti devo ringraziare.
Grazie più per tutto il male causato che fatto direttamente, hanno detto.
Hanno detto che hai aperto un varco.
Tra me e il mio dolore.
Quello a cui non davo voce.
Sei stato un ago.
Hai punto.
Viene tutto fuori.
Quello che pulsava sotto.
Anche quello che non sapevo ci pulsasse lì sotto, dio.
Fa male.
Hanno detto che lo sanno.
Hanno detto che capiscono.
Hanno detto che è colpa di questa nostra generazione.
Io ti ho pensato.
Alla tua frase : '' stare con te significa crescere''.
Mi inorgoglì, prima.
Mi mandò in bestia, dopo.
Portò sfiga, allo stato attuale.
E tu sei cresciuto?
Hanno detto che dovrò lavorare.
Hanno detto che dovrò impegnarmi.
E hanno detto tante altre stronzate eh!
In _G_ , con _G_ , per_G_ .
Tu non ne sai nulla.
Io ne so troppo.
Purtroppo.
Mi hanno detto che dovrei ringraziarti.
Tu ti sei scusato.
Io ti ho perdonato.
Mi hanno detto che dovrei ringraziarti.
Hanno detto che stare male ora servirà.
Servirà a molte cose.
Servirà a non sviluppare una malattia senza motivo in futuro.
Hanno detto una cazzata.
In futuro anche io l'avrò una malattia.
Ce l'hanno tutti nel futuro.
Quindi sarò stata male due volte.
Ora e poi.
Che culo.
Eppoi qual è il motivo di una malattia?
Una causa, forse.
Ma anche la causa è senza motivo.
Però mi hanno detto che ti devo ringraziare.
Grazie più per tutto il male causato che fatto direttamente, hanno detto.
Hanno detto che hai aperto un varco.
Tra me e il mio dolore.
Quello a cui non davo voce.
Sei stato un ago.
Hai punto.
Viene tutto fuori.
Quello che pulsava sotto.
Anche quello che non sapevo ci pulsasse lì sotto, dio.
Fa male.
Hanno detto che lo sanno.
Hanno detto che capiscono.
Hanno detto che è colpa di questa nostra generazione.
Io ti ho pensato.
Alla tua frase : '' stare con te significa crescere''.
Mi inorgoglì, prima.
Mi mandò in bestia, dopo.
Portò sfiga, allo stato attuale.
E tu sei cresciuto?
Hanno detto che dovrò lavorare.
Hanno detto che dovrò impegnarmi.
E hanno detto tante altre stronzate eh!
lunedì 13 giugno 2011
Luoghi comuni bipartisan
Come mai continui a stare con un uomo che ti ha tradito?
Cornuta generica risponde : '' Perché l'ho perdonato''
In cosa consiste esattamente questo perdono? Fai finta che non sia mai successo?
C.G. : '' No, quello è impossibile. Lo ricorderai sempre. Però sai che ha capito che ha sbagliato e non lo rifarà''
E come fai ad essere sicura che ha capito di aver sbagliato? E ad essere sicura che non lo rifarà?
C.G. : '' Perchè queste cose una donna le sente!''
Ma una donna non dovrebbe sentire anche quando il proprio uomo la tradisce, non dovrebbe avvertirlo con il cosiddetto sesto senso femminile? tu invece non te ne sei accorta, hanno dovuto dirtelo, vero?
C.G. '' E questo cosa c'entra? Da allora ho imparato a riconoscere i segni, ho affinato il fiuto. Ora non mi sfugge nulla.''
Lo controlli?
C.G. : '' Un po' ''
Perchè non lo tradisci anche tu?
C.G. : '' Ma cosa dici? e chi lo sente poi? manderei all'aria il matrimonio, ho due bambini.. qui non si fanno i giochetti da ragazzini!''
E perché lui dovrebbe lasciarti? Tu il suo lo hai perdonato e non lo hai lasciato, nemmeno lui dovrebbe lasciarti.
C.G. : ''Ma mi prendi in giro? Non è un fatto di reciprocità!''
Sì invece. O lo lasciavi o lo tradisci anche tu. Non potrà mai rinfacciarti nulla. Lo ha fatto per primo e non è stato lasciato. Sarebbe illogico.
C.G. : '' Non si tradisce per ripicca!''
E chi lo dice? E poi non sarebbe per ripicca ma per riequilibrare. Riportare in asse la bilancia.
C.G. : '' Ma no, sarebbe deleterio e irreparabile. Proprio ora che le cose tra di noi stanno riprendendo a funzionare''
Beh lui lo ha fatto quando le cose tra di voi andavano a gonfie vele o sbaglio? Non eravate in crisi.
C.G. : '' No, anzi era un periodo di serenità. nessuna grande preoccupazione. Un po' di routine ecco tutto.''
Ecco potresti stravolgere un po' la vostra routine, movimentarla.
C.G. : '' Io sono una scema, non le so fare certe cose.''
Non sei una scema, e provaci prima di dire di non esserne capace.
C.G. : '' Eh parli facile tu, sposati e ne riparliamo. Esci da questa tua solitudine quotidiana e rifacciamo questa conversazione''
Io non sono sola, o forse sì ma lo sarei anche in coppia. Anzi sicuramente lo sarò anche in coppia come è già successo. Ma non è un male, dovresti smettere di vedere solo il lato negativo della parola solitudine. Anche tu sei sola. Sei una donna sola e tradita che non ha lasciato il marito traditore per paura di una solitudine che invece è già esistente. E questo è il lato negativo della parola e tu conosci solo questo.
C.G. : ''sei la solita stronza, grazie''
Non volevo, per una volta non volevo ma perchè devi dirmi sempre che non capisco le cose solo perchè abbiamo punti di vista distanti? Ci fai la figura di una a corto di argomenti.
C.G. : '' Devo stirare e preparare la cena''
Ecco, vedi io queste cose non le capisco perchè non sono sposata. Cosa vuol dire stirare? e fare la cena? è un modo come un altro per dire che mi devo levare dai coglioni?
C.G. : '' Quando vieni qui con l'intenzione di provocare sei da prendere a schiaffi!''
Ma non è vero. Io non volevo provocare. Volevo solo sapere, conoscere e proporre alternative non richieste.
C.G. :'' ecco, non richieste!''
Cheppalle!
C.G. : '' No che palle lo dico io. Sei una stronza, ti senti il Santi Licheri delle storie d'amore, sai sempre la cosa giusta da fare in teoria ma in pratica sei ferma in un angolo. Una studiosa dell'amore? è così che ti devo definire? ma per favore! L'amore è responsabilità, è dedizione, è sacrificio. E' impegno costante in virtù della felicità dell'altro. E' lavorare per raggiungere una felicità a due. E questa felicità è fatta di piccole cose, di piccoli passi o gesti in direzione dell'altro. E' camminare parallelamente tutta la vita stringendosi la mano.''
Disse lei ad alta voce chiudendo il suo harmony a pagina 104.
C.G. : '' Fuori!''
Cornuta generica risponde : '' Perché l'ho perdonato''
In cosa consiste esattamente questo perdono? Fai finta che non sia mai successo?
C.G. : '' No, quello è impossibile. Lo ricorderai sempre. Però sai che ha capito che ha sbagliato e non lo rifarà''
E come fai ad essere sicura che ha capito di aver sbagliato? E ad essere sicura che non lo rifarà?
C.G. : '' Perchè queste cose una donna le sente!''
Ma una donna non dovrebbe sentire anche quando il proprio uomo la tradisce, non dovrebbe avvertirlo con il cosiddetto sesto senso femminile? tu invece non te ne sei accorta, hanno dovuto dirtelo, vero?
C.G. '' E questo cosa c'entra? Da allora ho imparato a riconoscere i segni, ho affinato il fiuto. Ora non mi sfugge nulla.''
Lo controlli?
C.G. : '' Un po' ''
Perchè non lo tradisci anche tu?
C.G. : '' Ma cosa dici? e chi lo sente poi? manderei all'aria il matrimonio, ho due bambini.. qui non si fanno i giochetti da ragazzini!''
E perché lui dovrebbe lasciarti? Tu il suo lo hai perdonato e non lo hai lasciato, nemmeno lui dovrebbe lasciarti.
C.G. : ''Ma mi prendi in giro? Non è un fatto di reciprocità!''
Sì invece. O lo lasciavi o lo tradisci anche tu. Non potrà mai rinfacciarti nulla. Lo ha fatto per primo e non è stato lasciato. Sarebbe illogico.
C.G. : '' Non si tradisce per ripicca!''
E chi lo dice? E poi non sarebbe per ripicca ma per riequilibrare. Riportare in asse la bilancia.
C.G. : '' Ma no, sarebbe deleterio e irreparabile. Proprio ora che le cose tra di noi stanno riprendendo a funzionare''
Beh lui lo ha fatto quando le cose tra di voi andavano a gonfie vele o sbaglio? Non eravate in crisi.
C.G. : '' No, anzi era un periodo di serenità. nessuna grande preoccupazione. Un po' di routine ecco tutto.''
Ecco potresti stravolgere un po' la vostra routine, movimentarla.
C.G. : '' Io sono una scema, non le so fare certe cose.''
Non sei una scema, e provaci prima di dire di non esserne capace.
C.G. : '' Eh parli facile tu, sposati e ne riparliamo. Esci da questa tua solitudine quotidiana e rifacciamo questa conversazione''
Io non sono sola, o forse sì ma lo sarei anche in coppia. Anzi sicuramente lo sarò anche in coppia come è già successo. Ma non è un male, dovresti smettere di vedere solo il lato negativo della parola solitudine. Anche tu sei sola. Sei una donna sola e tradita che non ha lasciato il marito traditore per paura di una solitudine che invece è già esistente. E questo è il lato negativo della parola e tu conosci solo questo.
C.G. : ''sei la solita stronza, grazie''
Non volevo, per una volta non volevo ma perchè devi dirmi sempre che non capisco le cose solo perchè abbiamo punti di vista distanti? Ci fai la figura di una a corto di argomenti.
C.G. : '' Devo stirare e preparare la cena''
Ecco, vedi io queste cose non le capisco perchè non sono sposata. Cosa vuol dire stirare? e fare la cena? è un modo come un altro per dire che mi devo levare dai coglioni?
C.G. : '' Quando vieni qui con l'intenzione di provocare sei da prendere a schiaffi!''
Ma non è vero. Io non volevo provocare. Volevo solo sapere, conoscere e proporre alternative non richieste.
C.G. :'' ecco, non richieste!''
Cheppalle!
C.G. : '' No che palle lo dico io. Sei una stronza, ti senti il Santi Licheri delle storie d'amore, sai sempre la cosa giusta da fare in teoria ma in pratica sei ferma in un angolo. Una studiosa dell'amore? è così che ti devo definire? ma per favore! L'amore è responsabilità, è dedizione, è sacrificio. E' impegno costante in virtù della felicità dell'altro. E' lavorare per raggiungere una felicità a due. E questa felicità è fatta di piccole cose, di piccoli passi o gesti in direzione dell'altro. E' camminare parallelamente tutta la vita stringendosi la mano.''
Disse lei ad alta voce chiudendo il suo harmony a pagina 104.
C.G. : '' Fuori!''
lunedì 30 maggio 2011
Per la prova ti do 30 euro o 35 se ti comporti bene.
Hai sempre avuto rispetto per il lavoro di tutti.
Non hai mai creduto si dovessero differenziare le persone in base al lavoro che fanno.
Ad ognuno la sua strada, a te la tua.
Università prestigiosa, o almeno così dicono, risultati positivi. Un futuro che cresceva sotto una buona stella.
Sei ad un passo dalla laurea specialistica, la triennale è già tutta tua.
Con fatica, anche quella tutta tua.
Stage in un grande studio penale.
Ma inizi a stare sempre peggio.
Male ci stavi già da tempo, già da tempo il gioco non valeva più la candela ma andavi avanti comunque.
Finisci in ospedale, finisci a guardare i libri senza leggerli, a sfogliarli nervosamente, a contare le pagine che ti separano dalla fine.
Finisci che stai sempre peggio.
Perdi tutto.
Non hai un soldo, la tua famiglia arranca, tu annaspi.
Crolla tutto e non c'è rete che tenga.
Torni a casa tua per riposare e ricominciare.
Finisci invece a desiderare di non esistere per non pensare a cosa hai sprecato.
Cercare un lavoro è la cosa più difficile da fare per una che per ora sa solo studiare.
Per una che ha sempre fatto la figlia, che non è mai stata autonoma, che ' doveva solo studiare perchè al resto ci pensa papà'.
Finisci a capire che non sai crescere. O che non vuoi che è anche peggio.
Ti servono i soldi, i lavoretti saltuari sembrano un miraggio.
Ne trovi uno da cameriera per l'estate.
Sei felice anche se ti spaccherai la schiena.
Sei felice perchè servirà a versare la caparra per un appartamento che prenderai in affitto lontano da qui.
Per ricominciare. Per riprovarci almeno.
Eppure piangi come una disperata. Piangi da strozzarti con le lacrime. Perchè non è il futuro che volevi. Nemmeno per tre mesi. Piangi perchè tu i cessi del pub non li vuoi pulire. Perchè se ci pensi vomiti già.
Piangi perchè forse ti sei inutilmente sempre sentita la regina-di-sto-cazzo.
Come scettro un taccuino, un vassoio come scudo.
Fingerai che l'amaro in bocca di stasera sia dovuto solo ad una birra troppo forte.
A fingere, in fondo, sei brava.
Non hai mai creduto si dovessero differenziare le persone in base al lavoro che fanno.
Ad ognuno la sua strada, a te la tua.
Università prestigiosa, o almeno così dicono, risultati positivi. Un futuro che cresceva sotto una buona stella.
Sei ad un passo dalla laurea specialistica, la triennale è già tutta tua.
Con fatica, anche quella tutta tua.
Stage in un grande studio penale.
Ma inizi a stare sempre peggio.
Male ci stavi già da tempo, già da tempo il gioco non valeva più la candela ma andavi avanti comunque.
Finisci in ospedale, finisci a guardare i libri senza leggerli, a sfogliarli nervosamente, a contare le pagine che ti separano dalla fine.
Finisci che stai sempre peggio.
Perdi tutto.
Non hai un soldo, la tua famiglia arranca, tu annaspi.
Crolla tutto e non c'è rete che tenga.
Torni a casa tua per riposare e ricominciare.
Finisci invece a desiderare di non esistere per non pensare a cosa hai sprecato.
Cercare un lavoro è la cosa più difficile da fare per una che per ora sa solo studiare.
Per una che ha sempre fatto la figlia, che non è mai stata autonoma, che ' doveva solo studiare perchè al resto ci pensa papà'.
Finisci a capire che non sai crescere. O che non vuoi che è anche peggio.
Ti servono i soldi, i lavoretti saltuari sembrano un miraggio.
Ne trovi uno da cameriera per l'estate.
Sei felice anche se ti spaccherai la schiena.
Sei felice perchè servirà a versare la caparra per un appartamento che prenderai in affitto lontano da qui.
Per ricominciare. Per riprovarci almeno.
Eppure piangi come una disperata. Piangi da strozzarti con le lacrime. Perchè non è il futuro che volevi. Nemmeno per tre mesi. Piangi perchè tu i cessi del pub non li vuoi pulire. Perchè se ci pensi vomiti già.
Piangi perchè forse ti sei inutilmente sempre sentita la regina-di-sto-cazzo.
Come scettro un taccuino, un vassoio come scudo.
Fingerai che l'amaro in bocca di stasera sia dovuto solo ad una birra troppo forte.
A fingere, in fondo, sei brava.
giovedì 26 maggio 2011
Alpenliebe
-Buongiorno.
-Buongiorno.
-Iniziamo parlando dell'elaborazione del lutto.
-Sì, ehm.. sì ecco... elaborazione del lutto ha detto?
-Certo!
-Sì...eh... ehm...il lutto è ...ehm...
-Non mi vorrà dire che non l'ha fatto!
-Sì! No... ecco è...è che... che non sapevo me lo avrebbe chiesto!
-Cosa? Ma che assurdità è mai questa!? E' un elemento fondamentale! Mi dispiace ma senza non possiamo andare avanti!
-No, ma io lo so che è importantissimo è che... è che io... io ci provo ma non ci riesco! Potrebbe, per favore, chiedermi un'altra cosa? La prego!
-No.. no mi dispiace ma se non sa rispondere non possiamo andare avanti. Senza basi proprio non si può proseguire. Allora, cosa vuole fare, mi risponde o no?
-Ma io vorrei, mi creda! Sono anni che ci provo eppure non riesco.
-Anni?
-Sì, anni.
-Si arrenda!
-No, la prego. Mi faccia un'altra domanda!
-No, senza questo il resto è tutto inutile. Si alzi e torni quando lo avrà elaborato.
-Arrivederci.
-Arrivederci.
-Buongiorno.
-Iniziamo parlando dell'elaborazione del lutto.
-Sì, ehm.. sì ecco... elaborazione del lutto ha detto?
-Certo!
-Sì...eh... ehm...il lutto è ...ehm...
-Non mi vorrà dire che non l'ha fatto!
-Sì! No... ecco è...è che... che non sapevo me lo avrebbe chiesto!
-Cosa? Ma che assurdità è mai questa!? E' un elemento fondamentale! Mi dispiace ma senza non possiamo andare avanti!
-No, ma io lo so che è importantissimo è che... è che io... io ci provo ma non ci riesco! Potrebbe, per favore, chiedermi un'altra cosa? La prego!
-No.. no mi dispiace ma se non sa rispondere non possiamo andare avanti. Senza basi proprio non si può proseguire. Allora, cosa vuole fare, mi risponde o no?
-Ma io vorrei, mi creda! Sono anni che ci provo eppure non riesco.
-Anni?
-Sì, anni.
-Si arrenda!
-No, la prego. Mi faccia un'altra domanda!
-No, senza questo il resto è tutto inutile. Si alzi e torni quando lo avrà elaborato.
-Arrivederci.
-Arrivederci.
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sabato 21 maggio 2011
I Segreti di Qui
Cercare di spiegare a terzi qual è il posto da cui vieni e le sue intime caratteristiche è impresa ardua.
Per giunta totalmente innecessaria.
E proprio per questo ancor più indispensabile.
Se sei fortunato nasci in una grande città e questo ti toglie circa il 70% del lavoro da fare.
Dovrai al massimo annuire sorridente alle descrizioni che gli altri faranno, oppure smantellare le certezze di chi pretende di conoscere un luogo dopo averci passato un weekend.
Ma se nasci in un paesino la faccenda si complica.
Se nasci nel mio paesino, invece, sei spacciato.
E questo è anche un vantaggio a volte: hai un alibi preconfezionato da sfoggiare in ogni occasione.
Persino gli autoctoni parlano male di altri autoctoni dicendo ' Eh, non ti dimenticare che quello è di ...'.
Con tono di rassegnazione ma anche con un distacco tale che non ti farebbe mai immaginare che anche lui ' è di...'.
Questa cosa mi ha sempre affascinato.
In fondo nascere in un luogo è una caratteristica che non puoi eliminare, potrai far finta che non sia così partendo e non tornando più, ma i documenti parleranno sempre per te.
A meno che tu non voglia entrare in un programma di protezione e ottenere una nuova identità e non sarebbe nemmeno una cattiva idea in alcuni casi.
Quando sei grasso puoi dimagrire, quando sei biondo ti puoi tingere, quando hai poco seno puoi andare dal chirurgo, quando sei basso metti i tacchi come Berlusconi, ma quando nasci qui, nasci qui.
Nascere a ''Qui'' [ nome fittizio per i meno scaltri ] ti fa essere disilluso a 3 anni.
Hai l'amaro in bocca a 8 anni e ti lamenti del governo locale a 11.
Sai che tutto è inutile, tutto è irrisolvibile e tutto è impossibile Qui.
I più temerari, perchè alcuni ne esistono, magari quelli che hanno un genitore non di Qui e quindi un patrimonio genetico parzialmente diverso dalla maggioranza, decidono di andare via da Qui e cercare fortuna altrove.
Che genere di fortuna?
La fortuna di vivere. Ebbasta.
Altri nemmeno se lo pongono il problema di andar via da Qui, forse perchè credono che non si vendano biglietti per fuggire via da Qui.
Quello che invece sicuramente a Qui si vende è la droga, tanta.
E io sono molto contenta di questo.
Non perchè sia una drogata ma perchè mi piace vedere l'effetto che la droga fa sugli abitanti di Qui.
Un tempo la droga era simbolo di trasgressione, un ponte per la casa del diavolo e rendeva persino fighi quelli che la prendevano.
A Qui no.
I drogati di Qui, ossia tutti i giovani dai 2 ai 57 anni, perchè a Qui è più o meno a quell'età che finisce l'adolescenza, sono noiosi, monotoni e ridicoli persino da drogati, figuratevi senza quelle sostanze.
Infatti io prego spesso le mafie e le camorre locali di non smettere mai con la loro attività, perchè quei rari momenti di veglia del popolo giovanile di Qui li dobbiamo solo a loro.
Spostando lo sguardo alla popolazione adulta, ossia dai 58 ai 94 anni perchè quelli di Qui sono generalmente longevi, si ha davanti tutt'altro scenario.
Si apre un mondo fantastico popolato da nani, schizofrenici, barboni, politici grassi, vigili urbani che salvano all'interno di grotte le mogli da draghi spaventosi.
Se mi metto di buzzo buono mi convinco di vivere a Twin Peaks e alcune volte vengo anche accontentata. Come quando sono al supermercato e mi accorgo che la commessa che sistema gli scaffali si chiama ''Palmer'' proprio come la Laura di Lynch (è il suo vero nome ed è originaria di Qui da generazioni) .
Sono momenti di gloria sgomenta.
Ma anche di lucidità improvvisa, la sensazione che tutti i pezzi del puzzle vadano al loro posto.
Sento che dietro tutto questo c'è una ragione anche se io non la conosco, non la capisco.
Come non capisco perchè da madre napoletana e padre romano sono finita a nascere a Qui.
O perchè dopo quasi 5 anni di vita fuori, sono tornata a Qui.
Più di tutto però non capisco cosa aspetto per andarmene di nuovo via da Qui.
Per giunta totalmente innecessaria.
E proprio per questo ancor più indispensabile.
Se sei fortunato nasci in una grande città e questo ti toglie circa il 70% del lavoro da fare.
Dovrai al massimo annuire sorridente alle descrizioni che gli altri faranno, oppure smantellare le certezze di chi pretende di conoscere un luogo dopo averci passato un weekend.
Ma se nasci in un paesino la faccenda si complica.
Se nasci nel mio paesino, invece, sei spacciato.
E questo è anche un vantaggio a volte: hai un alibi preconfezionato da sfoggiare in ogni occasione.
Persino gli autoctoni parlano male di altri autoctoni dicendo ' Eh, non ti dimenticare che quello è di ...'.
Con tono di rassegnazione ma anche con un distacco tale che non ti farebbe mai immaginare che anche lui ' è di...'.
Questa cosa mi ha sempre affascinato.
In fondo nascere in un luogo è una caratteristica che non puoi eliminare, potrai far finta che non sia così partendo e non tornando più, ma i documenti parleranno sempre per te.
A meno che tu non voglia entrare in un programma di protezione e ottenere una nuova identità e non sarebbe nemmeno una cattiva idea in alcuni casi.
Quando sei grasso puoi dimagrire, quando sei biondo ti puoi tingere, quando hai poco seno puoi andare dal chirurgo, quando sei basso metti i tacchi come Berlusconi, ma quando nasci qui, nasci qui.
Nascere a ''Qui'' [ nome fittizio per i meno scaltri ] ti fa essere disilluso a 3 anni.
Hai l'amaro in bocca a 8 anni e ti lamenti del governo locale a 11.
Sai che tutto è inutile, tutto è irrisolvibile e tutto è impossibile Qui.
I più temerari, perchè alcuni ne esistono, magari quelli che hanno un genitore non di Qui e quindi un patrimonio genetico parzialmente diverso dalla maggioranza, decidono di andare via da Qui e cercare fortuna altrove.
Che genere di fortuna?
La fortuna di vivere. Ebbasta.
Altri nemmeno se lo pongono il problema di andar via da Qui, forse perchè credono che non si vendano biglietti per fuggire via da Qui.
Quello che invece sicuramente a Qui si vende è la droga, tanta.
E io sono molto contenta di questo.
Non perchè sia una drogata ma perchè mi piace vedere l'effetto che la droga fa sugli abitanti di Qui.
Un tempo la droga era simbolo di trasgressione, un ponte per la casa del diavolo e rendeva persino fighi quelli che la prendevano.
A Qui no.
I drogati di Qui, ossia tutti i giovani dai 2 ai 57 anni, perchè a Qui è più o meno a quell'età che finisce l'adolescenza, sono noiosi, monotoni e ridicoli persino da drogati, figuratevi senza quelle sostanze.
Infatti io prego spesso le mafie e le camorre locali di non smettere mai con la loro attività, perchè quei rari momenti di veglia del popolo giovanile di Qui li dobbiamo solo a loro.
Spostando lo sguardo alla popolazione adulta, ossia dai 58 ai 94 anni perchè quelli di Qui sono generalmente longevi, si ha davanti tutt'altro scenario.
Si apre un mondo fantastico popolato da nani, schizofrenici, barboni, politici grassi, vigili urbani che salvano all'interno di grotte le mogli da draghi spaventosi.
Se mi metto di buzzo buono mi convinco di vivere a Twin Peaks e alcune volte vengo anche accontentata. Come quando sono al supermercato e mi accorgo che la commessa che sistema gli scaffali si chiama ''Palmer'' proprio come la Laura di Lynch (è il suo vero nome ed è originaria di Qui da generazioni) .
Sono momenti di gloria sgomenta.
Ma anche di lucidità improvvisa, la sensazione che tutti i pezzi del puzzle vadano al loro posto.
Sento che dietro tutto questo c'è una ragione anche se io non la conosco, non la capisco.
Come non capisco perchè da madre napoletana e padre romano sono finita a nascere a Qui.
O perchè dopo quasi 5 anni di vita fuori, sono tornata a Qui.
Più di tutto però non capisco cosa aspetto per andarmene di nuovo via da Qui.
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