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giovedì 22 dicembre 2011

Per questo post non ho un titolo

Le cose più belle le scrivo la notte.
Non su carta, e neanche sul pc.
Ma nella mente in dormiveglia, sulle mie labbra stanche.
Cose che nessuno leggerà mai.

Al mattino sono diversa, molto più banale e molto meno simpatica.
La notte invece mi piaccio.
Mi appartengo.
Mi ricongiungo con la parte profonda di me.
Quella che nessuno conoscerà e che anche io, a volte, stento a riconoscere.

domenica 31 luglio 2011

Easy coperchio per easy pentola

Il mio amico gaio ha da poco chiuso una storia.
Seria.
Una di quelle fatte di amore e convivenza.
Anche lacerante a dirla tutta.
Sono mesi che non fa sesso.
Si è preso una pausa.
Voleva essere libero, da tutto.
Anche dal sesso, che a volte può essere impegnativo.
Anzi dovrebbe sempre esser tale.

Ultimamente però l'ormone è riesploso.
E mi sembra anche giusto.
Questa estate fresca ti fa venire voglia di corpi vicini.
Così, il mio amico gaio, si è buttato su GayRomeo.
Un sito di incontri.
Organizzatissimo.
Scegli la categoria che ti piace, l'età, la regione.
Le corsie dei supermercati sono molto più confusionarie.

Ha chiacchierato con un tipo interessante e guardato il suo profilo.
Il tizio ha foto che ritraggono solo il corpo.
Del volto non c'è traccia.
Gli domanda la ragione e la risposta è la seguente:
'' L'assenza del mio viso ( esposto: perché ovviamente ne posseggo uno e anche foto del medesimo) è dipesa dal fatto che ho una compagna, che per quanto easy, non gradirebbe sapere che in giro mi scopo dei maschietti.''

Il mio amico riporta a me l'accaduto commentando così '' La gente è fuori controllo''.
In realtà a me pare l'opposto.
Un controllo di altri tempi.
Oggi l'ostentazione dei gusti sessuali è un must.
Perché nascondersi ancora?
C'è un settore in cui l'omosessualità continua a non essere vista di buon occhio?
Sei per caso anche un prete?
A questo punto il sacco andrebbe vuotato interamente.

Magari il settore in questione è quello delle relazioni.
Eterosessuali, ma non per forza.
Oneste, si spera.

Penso alla povera easy compagna.
Così easy da aggiudicarsi l'aggettivo ma non tanto da conservarlo sino alla fine.
Dovrebbe compiere una scelta: o sopportare tutto, anche le sodomie di questo cavaliere errante e diventare una easy a tutto tondo.
Oppure trasformarsi in una compagna hard, senza un valore sessuale che qui andrebbe sprecato, e concedergli solo la sigaretta sul balcone, estate-inverno-intemperie incluse.

Anche se io opterei per un'altra soluzione.
Molto più violenta.

mercoledì 27 luglio 2011

Terrore sul web

Le ricerche sul web sono indubbiamente utili.
Quotidianamente necessarie.


Soprattutto per alimentare le tue paure appena queste tentino d'affievolirsi.
E succede che una storia di cronaca, una tra mille, ti metta un'angoscia enorme addosso.
E non scoppi in lacrime solo perché la sindrome premestruale è lontana.

Un anziano vive DA SOLO.
Si sente male e va in ospedale DA SOLO.
Lì muore DA SOLO.
L'ospedale cerca di rintracciare i parenti ma non trova nessuno.
Così rimane in obitorio per giorni DA SOLO.
Fino a quando non celebrano i funerali a cui, naturalmente, nessuno va.

I nipoti dopo un mesetto che non lo sentivano si ricordano della sua esistenza.
Lo chiamano, inutilmente.
Suonano alla sua porta, inutilmente.
Fanno sfondare dai vigili del fuoco la porta della sua casa vuota.
Iniziano le indagini e da lì a poco si svela il mistero.
La sparizione diventa una morte in solitario.

Questa morte senza lacrime mi fa male.
Mi fa odiare i suoi nipoti.
E mi terrorizza.
Per me.

E Papà, anche se non leggi qui, lo so che quando scherziamo, nella maniera stupida che piace a noi, io ti dico sempre che non te lo cambierò il catetere ma non è vero:
te lo cambio!
te lo cambio!

E smettila di grattarti!

martedì 26 luglio 2011

Lecite curiosità

Da qualche giorno la Norvegia è una terra colpita.
La follia di un uomo l'ha devastata.
Ha minato la tranquillità del luogo e la serenità del popolo.
Le vittime sono molte.
L'insensatezza dell'avvenimento non mi dà pace.
Immagino i volti spauriti di chi inizia a scappare inseguito da una pistola.
Immagino il momento in cui realizzi che devi scappare via.
Immagino le gambe che fuggono senza sapere la ragione della corsa.

Ma non riuscirei mai ad immaginare cosa abbia spinto Vittorio Feltri a scrivere un editoriale simile :

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=12GIET
Feltri è, facendo una sintesi, basito dal fatto che i giovani che si trovavano sull'isola di Utoya non abbiano organizzato alla svelta una difesa contro il folle omicida.
Li definisce giovani incapaci di reagire.
E di conseguenza attribuisce a questa loro incapacità la morte.
Vittorio RAMBO Feltri immagina anche possibili strategie di attacco all'autore del gesto.

Lo si attacca in 50, visto che sull'isola di persone ce ne erano 500, una decina di loro moriranno ma ben 30 o 40 potranno salvarsi e fare a pezzi Breivik con le loro mani al grido di: '' Uno per tutti, tutti per uno''.

Ecco.
Non so se Feltri abbia visto troppi film americani.
So solo che avrei molte domande.

Ad esempio: Come scegliamo i 50 salvatori tra i 500 presenti? Come si svolgono le selezioni? Quali sono i requisiti da possedere? Sono escluse donne e bambini? Quali sono i tempi di presentazione delle adesioni? Posso partecipare a più contrattacchi in diverse parti del mondo o vi sono cause di incompatibilità? Posso scegliere di candidarmi per un ruolo particolare o le candidature sono generiche? In quest'ultimo caso chi sceglie l'assegnazione dei posti? Che requisiti o titoli possiede questa persona? Anzianità di strage? Verrà rilasciato un attestato al termine dell'azione che certifichi la mia partecipazione? Che valore avrà nel mio CV? A cosa avrò diritto nel caso in cui venga ferita? E se morissi cosa spetterebbe alla mia famiglia?

Mi fermo ma avrei molto altro da domandare, sicura che la mia curiosità incontri quella di molti colleghi.
Se si potesse scegliere preferirei essere tra i 30 o i 40 che si salvano perché tra 4 giorni è il mio compleanno e sarei felice di festeggiare visto che oramai ho già organizzato.

Perché un individuo sceglie di scrivere una cosa del genere?
Ci crede veramente o vuole solo essere una voce fuori dal coro?
Ridicolmente fuori dal coro?
Perché la sveglia di Feltri questa mattina non si è dimenticata di suonare?

sabato 16 luglio 2011

''Riassunto della nuova legge: la tua vita comincerà a interessare alloStato solo quando cesserà di interessare a te.'''

Vorrei svegliarmi lontano da qui.
In un paese che non approvi una legge sul fine vita come quella a cui la Camera ha detto sì.
In un paese che non mi obblighi alla idratazione e alla nutrizione artificiale con la scusa di alleviare le mie sofferenze.
In un paese che non voglia prolungarmi le stesse.
In un paese che se mi permette di firmare una Dichiarazione anticipata di trattamento imponga al medico di attenersi ad essa, altrimenti si elimini questa pagliacciata.
In un paese che recuperi la dignità in molti campi e si faccia guidare da questa.
In un paese che non ascolti l'opinione del cardinale Bagnasco.
In un paese che se pure ascoltasse l'opinione del cardinale Bagnasco non si faccia influenzare dalla stessa in misura maggiore da quella espressa dal mio pizzicagnolo di fiducia.
In un paese che non consideri Beppino Englaro come un omicida. Sua figlia è morta in un incidente stradale, lui da quel giorno non l'ha avuta più.
In un paese che mi permetta di scegliere per me stessa.
In un paese che non mi imponga un giusto modo di morire.
Ma è ancora presto, torno a dormire.

domenica 10 luglio 2011

Percorso ter-male

Ci sono immagini romantiche nella mia testa.
A volte.
Una di queste è leggere un libro tra le braccia dell'uomo che amo.
E che mi ama.
A volte sono io che lo abbraccio con il libro tra le mani.
E la sua testa sul mio petto.
Altre sprofondo completamete nella sua stretta.
Le parole prendono vita con voci diverse.
A turno leggiamo con la giusta intonazione.
Lasciando una traccia di noi nei versi che pronunciamo.
Le stagioni fanno da sfondo in questa mia fantasia.
Il caldo di un maglione e di un plaid che ci avvolge d'inverno.
L'ombra di un dondolo sotto un pergolato di glicini in estate.

Ieri ho portato il mio libro con me.
L'ho lasciato al riparo nella mia borsa.
Mentre nuotavo nell'acqua sulfurea tra puzza e caldo.
Un'immagine lontana dall'idea di refrigerio ma in realtà molto piacevole.
Stordita dagli effluvi sono riemersa per godermi il sole feroce.
Amara sorpresa al mio ritorno.
Il mio amico mi ha spodestata tuffandosi nella mia lettura.
Avrei voluto riappropriarmi del mio scrigno di passione.
Ma il mio sguardo si è posato sul suo volto concentrato.
La fronte corrugata e gli occhi mobili.
Un labbro stretto con decisione tra i denti.
Sorrisi improvvisi e accennati.
Sono rimasta a guardarlo per un po', a vedere l'effetto del mio libro su di un altro.
L'ho sentito vicino.
Ancora una volta.
Vicini come lo eravamo da bambini.
Vicini perché condividevamo.
Quella condivisione che ho infruttuosamente cercato in questi anni.
Che poi ritrovo in un'ora afosa.
E dura il tempo di quell'ora.

lunedì 13 giugno 2011

Luoghi comuni bipartisan

Come mai continui a stare con un uomo che ti ha tradito?

Cornuta generica risponde : '' Perché l'ho perdonato''

In cosa consiste esattamente questo perdono? Fai finta che non sia mai successo?

C.G. : '' No, quello è impossibile. Lo ricorderai sempre. Però sai che ha capito che ha sbagliato e non lo rifarà''

E come fai ad essere sicura che ha capito di aver sbagliato? E ad essere sicura che non lo rifarà?

C.G. : '' Perchè queste cose una donna le sente!''

Ma una donna non dovrebbe sentire anche quando il proprio uomo la tradisce, non dovrebbe avvertirlo con il cosiddetto sesto senso femminile? tu invece non te ne sei accorta, hanno dovuto dirtelo, vero?

C.G. '' E questo cosa c'entra? Da allora ho imparato a riconoscere i segni, ho affinato il fiuto. Ora non mi sfugge nulla.''

Lo controlli?

C.G. : '' Un po' ''

Perchè non lo tradisci anche tu?

C.G. : '' Ma cosa dici? e chi lo sente poi? manderei all'aria il matrimonio, ho due bambini.. qui non si fanno i giochetti da ragazzini!''

E perché lui dovrebbe lasciarti? Tu il suo lo hai perdonato e non lo hai lasciato, nemmeno lui dovrebbe lasciarti.

C.G. : ''Ma mi prendi in giro? Non è un fatto di reciprocità!''

Sì invece. O lo lasciavi o lo tradisci anche tu. Non potrà mai rinfacciarti nulla. Lo ha fatto per primo e non è stato lasciato. Sarebbe illogico.

C.G. : '' Non si tradisce per ripicca!''

E chi lo dice? E poi non sarebbe per ripicca ma per riequilibrare. Riportare in asse la bilancia.

C.G. : '' Ma no, sarebbe deleterio e irreparabile. Proprio ora che le cose tra di noi stanno riprendendo a funzionare''

Beh lui lo ha fatto quando le cose tra di voi andavano a gonfie vele o sbaglio? Non eravate in crisi.

C.G. : '' No, anzi era un periodo di serenità. nessuna grande preoccupazione. Un po' di routine ecco tutto.''

Ecco potresti stravolgere un po' la vostra routine, movimentarla.

C.G. : '' Io sono una scema, non le so fare certe cose.''

Non sei una scema, e provaci prima di dire di non esserne capace.

C.G. : '' Eh parli facile tu, sposati e ne riparliamo. Esci da questa tua solitudine quotidiana e rifacciamo questa conversazione''

Io non sono sola, o forse sì ma lo sarei anche in coppia. Anzi sicuramente lo sarò anche in coppia come è già successo. Ma non è un male, dovresti smettere di vedere solo il lato negativo della parola solitudine. Anche tu sei sola. Sei una donna sola e tradita che non ha lasciato il marito traditore per paura di una solitudine che invece è già esistente. E questo è il lato negativo della parola e tu conosci solo questo.

C.G. : ''sei la solita stronza, grazie''

Non volevo, per una volta non volevo ma perchè devi dirmi sempre che non capisco le cose solo perchè abbiamo punti di vista distanti? Ci fai la figura di una a corto di argomenti.

C.G. : '' Devo stirare e preparare la cena''

Ecco, vedi io queste cose non le capisco perchè non sono sposata. Cosa vuol dire stirare? e fare la cena? è un modo come un altro per dire che mi devo levare dai coglioni?

C.G. : '' Quando vieni qui con l'intenzione di provocare sei da prendere a schiaffi!''

Ma non è vero. Io non volevo provocare. Volevo solo sapere, conoscere e proporre alternative non richieste.

C.G. :'' ecco, non richieste!''

Cheppalle!

C.G. : '' No che palle lo dico io. Sei una stronza, ti senti il Santi Licheri delle storie d'amore, sai sempre la cosa giusta da fare in teoria ma in pratica sei ferma in un angolo. Una studiosa dell'amore? è così che ti devo definire? ma per favore! L'amore è responsabilità, è dedizione, è sacrificio. E' impegno costante in virtù della felicità dell'altro. E' lavorare per raggiungere una felicità a due. E questa felicità è fatta di piccole cose, di piccoli passi o gesti in direzione dell'altro. E' camminare parallelamente tutta la vita stringendosi la mano.''

Disse lei ad alta voce chiudendo il suo harmony a pagina 104.

C.G. : '' Fuori!''

martedì 31 maggio 2011

Minzione liberatoria

E' un momento preciso, se tu sei distratto è lui che ti bussa alle spalle.
E' come durante una tempesta. Non è finita, ma è il momento in cui ti accorgi che sta per placarsi.
E' il momento in cui capisci che ti puoi sedere al fresco e goderti una pausa nelle 10 ore di fatica.
Cinque minuti di ristoro mentre guardi il mare calmo.

L'imprrevisto però è dietro l'angolo.
Arriva lei, Na-dia, che io chiamo Dia-na perché invertire mi viene facile.
E che ho spesso chiamato Stefa-nia, senza motivo apparente.
Una collega che non è che mi sia proprio entrata nel cuore o nel cervello.

Non mi dispiacerebbe se si sedesse accanto a me in silenzio per riposare.
Mi piace dividere i silenzi stanchi con gli altri.
I silenzi imbarazzanti sono quelli stancanti.
Quelli stanchi, invece, ti avvicinano all'altro.

Ma lei non è del mio stesso avviso.
Lei viene per sfogarsi, per essere capita.
Inizia a parlare delle mance, dei turni, a lamentarsi del suo ragazzo a me totalmente sconosciuto.
Convivono da anni ma lui non la vuole sposare.
Così accumula rabbia che dispensa in giro.
Inizia a scendere nei dettagli della sua relazione.

Continua voracemente, mentre io scuoto la testa annuendo, solo per dimostrarle di essere viva.
Ho il vuoto negli occhi mentre fingo interesse.
Il vuoto si amplifica appena inizia ad estendere l'intero discorso alla condizione femminile e ai soprusi che queste subiscono.
''L'uomo è stronzo. L'uomo non ammette di aver sbagliato. L'uomo non cambierà mai eppure tu ci provi, ti ci dedichi. Tu invece per lui cambi, t'adatti.''
E io, in silenzio, continuo a dire di sì con il capo. Pare sia il movimento giusto per la cervicale.

Decide di darmi il colpo di grazia.
Inizia a parlare della povertà, della sua condizione di povertà.
Inizia a dirmi cose che non vorrei sapere.
Lei conosce la povertà della carenza. Delle privazioni.
Non quella nascosta dietro gli acquisti.
Non quella spendacciona della mancata accettazione.
Sto per svenire sotto il peso dei suoi argomenti, sbrodolati fuori con un tono querulo che non mi aiuta.

Mi alzo in piedi, un guizzo di vitalità. Sono i talloni a chiedermelo.
Mi giro a destra verso di lei che alza la testa verso di me, con una frase ancora a metà tra le fauci.
Ho interrotto il suo monologo.
E' il momento di una mia battuta.
''Vado a fare pipì'' dico.
E mi allontano camminando velocemente.

In mente ho solo questo: '' mavaffanculonadia!''

martedì 24 maggio 2011

Ci penso io papà!



Questo treatrino Pisapia, Moratti, Red Ronnie finirà tra qualche giorno.
Per ora però è divertente vedere una figlia che spende parole, a caso, per un padre.
Difendere un padre è una cosa bella, è una manifestazione di amore e rispetto verso di lui.
Però Red Ronnie non è stato accusato di stupro di una cameriera di un hotel né tantomeno ha dimenticato, uccidendola, tua sorella in macchina per 6 ore quindi, tutto sommato, questa difesa poteva essere evitata.
Se la poteva cavare benissimo da solo.
Certo è che cavalcare l'onda della notorietà-da-web è una forte tentazione a cui in pochi sanno resistere così Luna ha perso un'occcasione per eclissarsi.
Un italiano improvvisato [''essendo che'' ; ''volevo dirti che complimenti''; '' a quelli che insulteranno che sicuramente ce ne sono'' ]
Un appassionante excursus storico-politico [dare del fascista è un reato federale, comunismo come utopico movimento sostenuto dagli elfi della terra di mezzo]
Valori ben saldi [essere troia non è un insulto è una filosofia di vita ormai]
Tono saccente [ 4:21 minuti di video]
Minacce [Al massimo ti faccio un altro video]

Mi sorge un interrogativo: Hai veramente aiutato il papà a riconquistarsi la simpatia del pubblico?

Pare che molti delitti si compiano spinti dalle migliori intenzioni.

lunedì 16 maggio 2011

Il pezzo di carta. Il pezzo di ferro.

Le classi della mia università sono composte da 100 o 120 studenti.
Non è un numero numeroso.
Però non è nemmeno un numero di quelli adatti a dire ' Ci conosciamo tutti' né tantomeno la cazzata ' Siamo una grande famiglia'.
E' un numero però che permette comunque di emergere.
Di riconoscere il più bravo, il più secchione, il più intelligente, il più simpatico.
E' un numero da più.
I medi e 'i meno' vanno a confluire tutti in un unico insieme simbolico chiamato ' gli altri' o anche ' la classe'.
Nel gruppo dei 'più' emergeva Ferro, perchè era uno da tutti 30 e lode.

I primi giorni di lezione del mio primo settembre all'università, questa sua dote era in via di sviluppo e risultava soltanto quello che aveva la mano perennemente alzata per rispondere alle domande del professore.
Aveva così iniziato a catturare le antipatie di quelli che volevano la scena tutta per loro.
Ma ciò nonostante non era  un solitario.
Anzi, era uno a cui piaceva chiacchierare e lo si vedeva spesso nei gruppetti da 7 o 8 persone che si formavano prima , dopo o nelle pause delle lezioni.

Ad autunno arrivò il tempo dei parziali, degli esoneri o di qualsiasi altro nome venga dato a questi escamotages utili a dividivere in due il programma di un esame o per testare la preparazione iniziale degli studenti prima dell'appello vero e proprio.
Ferro in quell'occasione portò a casa tre trenta.
E lo stesso successe a gennaio.  Anche se credo che in quella sessione ottenne persino qualche lode.

La leggenda era ormai nata. Si era consolidata.
Iniziarono a circolare voci che cercavano di spiegare questo suo successo.
Alcuni semplicemente dicevano ' E' un genio!' .
Altri basavano le loro teorie sulla genesi del personaggio ' E' figlio di un giudice della Corte Costituzionale. A casa sua si parla solo di diritto. Come a casa mia si parla solo di calcio a tavola. E' normale che sappia tutto.'
Altri ancora erano assuefatti da un mix letale di stima ed invidia e dicevano ' Pensate che lui non studia neanche! Cioè non è che non lo faccia proprio ma pochissimo: una o due ore al giorno. Il resto del tempo è tutta play station. Il giorno prima dell'esame non ripassa nemmeno. Vorrebbe anche uscire ma non trova nessuno per farlo perchè tutti stiamo studiando e si incazza! ''

Eravamo pentoloni fumanti di commenti stizziti sulla sua persona, ribollivamo acidi.
''Insomma caro Ferro, tutti quei trenta te li possiamo pure perdonare ma se li ottieni anche senza studiare, beh inizi a starci veramente sulle palle!''
Una voce dall'alto avrebbe dovuto ammonirci tutti sul significato dello studio, dell'apprendimento, dell'istruzione ma a noi poco sarebbe importato.
Volevamo uscire dal nostro esamificio con un prodotto privo di difetti e dal design accattivante: e un trenta lo era.
Con la lode poi era tutta un'altra storia.

Un giorno di luglio, un paio d'anni dopo la nascita della leggenda, anni nei quali Ferro aveva imparato a gestire la sua dote e le voci che generava, riconoscendo chi lo odiava, chi lo ammirava e chi voleva soltanto servirsene, successe un episodio particolare.
Eravamo tutti in attesa del nostro turno per sostenere l'esame di diritto penale e si venne a sapere che l'assistente magra con i capelli lunghi, ricci e neri era la sorella di Ferro.
Ad alcuni, tra cui me, questo non fece né caldo né freddo. Sua sorella non lo avrebbe interrogato e Ferro avrebbe preso l'ennesimo trenta, quindi non vi sarebbero state novità. Altri gridarono allo scandalo ma credo solo per ammazzare il tempo nella tensione preesame. Altri ancora, tra cui la mia amica Emme, volevano trarre vantaggio dalla situazione.
La mia amica aveva studiato ma aveva paura di sbagliare, un po' come tutti quelli che vanno preparati ad un esame.
Era luglio.
Era l'ultimo esame prima delle vacanze.
Era stanca.
Io non avevo ben capito come mai fremesse tanto, come mai in lei c'era l'ansia frettolosa di chi sa che ha pochi minuti per cogliere un'occasione.
Si alza, mi lascia a guardarla con un'aria perplessa, e si avvicina a Ferro.
Iniziano a parlare e il colloquio, a tratti divertito, non fu breve.
Io tornai con la testa tra le pagine del libro con l'ansia che cresceva assieme alla sensazione di non ricordare nemmeno più il mio nome.
Rialzai la testa e non c'erano più. Mi girai ma erano spariti.
Tornarono in classe 45 minuti dopo, giusto in tempo per sentire il professore che annunciava la pausa pranzo.

La guardai con aria interrogativa e lei mi disse ' Ho chiesto se mi faceva interrogare da sua sorella, gli ho spiegato che se non passo l'esame perdo la borsa di studio. A lui non gli costa nulla, a me è costato caro!'
Ed io 'cioè?'
'Mi ha chiesto un pompino in cambio e io glielo ho fatto'
Avrei voluto scoppiare in una risata disgustata lunga un'ora.
Quella faccia di merda di Ferro che elemosinava pompini in cambio di favori e quella disperata di Emme che acconsentiva.
Sgranai gli occhi e riuscii a trattenere la voglia di schiaffeggiarla davanti a tutti.
Mi disse 'Dimmi qualcosa'.
'Puzzi' dissi io.
E lei, aumentando la mia nausea, chiese ' Di cosa?'
'Di sudore' risposi.
'E' luglio. Farli a luglio ti fa sudare'.

Si rilassò, la sorella la interrogò e prese 23.

giovedì 12 maggio 2011

Più bianchi in soli sette giorni


Questa notte ti ho sognato.
Mi tenevi abbracciata da dietro, stretta stretta.
Mi davi baci piccoli, numerosi ed umidi sul collo e sulle spalle.

Io ero rigida.
Era come se stringessi tra le tue braccia una sagoma in legno.
Uno di quegli 'omini morti' dove si poggiano le camicie che possono essere rimesse una seconda volta.
Non è che non mi accorgessi dei tuoi baci o non li gradissi,
li avevo semplicemente messi in secondo piano.

Ciò di cui mi importava veramente era il dentifricio.
Sì!
Non facevo altro che pensare che il tubetto del dentrificio in bagno era vuoto.
Tutto premuto e accartocciato per ricavarne anche l'ultima goccia pastosa.

Oh, come avresti fatto senza?!

Tu mi baciavi il collo e io pensavo che era persino di una sottomarca:
lo avevo pagato solo 80 centesimi.

Sarei stata felice di accogliere i tuoi baci se nel bagno avessi avuto un tubetto colmo e gonfio di un dentrificio da 2 euro e 90?

E' l'interrogativo che da questa mattina mi tormenta.
Sono quelle domande a cui solo i migliori sanno dare una risposta.

Ero fredda, scostante, distratta da futilità.
Ero il contrario del calore e dell'accoglienza che ci si aspetta da me,
anche solo guardandomi.

Ero il contrario di quello che sono.
Io ti avrei baciato a mia volta e avrei sentito sulle tue labbra l'odore di fumo.
Mescolato ad un lieve sapore di xilitolo.
E' di questo che credo sappiano i tuoi baci.

 


on air: Jimmy McGriff- Cotten Boy Blues e un sorriso compiaciuto.