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martedì 17 gennaio 2012

Mi ha detto mio cuGGino che da bambino una volta è morto

Maggio per molti è un mese come un altro.
In tantissimi lo trovano anche bellissimo, è il mese delle rose e dell'attesa dell'agognata bella stagione.

Maggio è per me il mese della terra che trema sotto i tuoi piedi e quando si ferma ti porta via una persona a cui vuoi molto bene. Una persona a cui, in sua assenza, ti senti ancora più legata. Un tassello che si rompe in un cerchio che ti ha sempre avvolto, sulla cui esistenza e continuità potevi contare.

Il mio maggio è il mese che dà un senso al verso di De Andrè: '' crepare di maggio ci vuole tanto troppo coraggio.'' ma nella mia storia non c'è una guerra, una divisa o più semplicemente una causa per tutto ciò.
C'è solo l'amarezza delle domande che ti continui a porre pur sapendo che non hanno risposta. La fantasia infantile di poter tornare indietro e sistemare tutto, come in uno 'sliding doors' tutto tuo. Perché in fondo credi ancora di essere un eroe con l'intenzione di salvare tutti, di rimediare agli errori, specialmente quelli del tempo.

Forse è perché le tradizioni sono una cosa per famiglie che mio cugino decise, qualche maggio fa, di morire proprio in quel mese.
Peccato o per fortuna per lui, non ci riuscì.

Iniziò tutto con un rantolo notturno che, crescendo di intensità, impediva a mia zia, nella stanza accanto, di dormire.
Si alzò ed andò in camera di suo figlio.
Lo trovò nel suo letto rigido e cianotico, emetteva quel suono roco con una lentezza devastante e comunque troppo lontana dalla comune idea di respirazione.

Arrivò in ospedale in coma, stette molti giorni in rianimazione, giorni lunghi per chi è fuori ed entra in quello stanzone vestito con vestagliette e cuffie verdi.
Giorni che tali non erano per lui, sospeso in un limbo, affidato alle cure e alla sorte, cullato dal buio e dai rumori che, a poco a poco, riprese a sentire.

L'eroina e la cocaina assunte insieme gli avevano quasi fottuto il cuore, i polmoni, ed i reni.
E' quel quasi che lo ha salvato, oltre a quintalate di medicine suppongo.

Tra i parenti iniziò una pantomima che ricorderò a vita.
Gli occhi di alcuni di loro erano sinceramente sconvolti, come a dire: ''Come è possibile che sia successo proprio a noi? Queste sono cose da tv del pomeriggio, non esistono realmente!''.
Altri erano intenti a comunicare che ''sì, sapevano ma non fino a questo punto. Cioè, insomma credevo fosse drogato un po', non proprio tutto!''.
Altri occhi, abitualmente saccenti, ribadivano che ''sapevano sarebbe successo ma non con la dovuta precisione per poter spostare l'appuntamento dall'estetista e questo sì, ci secca abbastanza!''.
Altri invece erano sollevati '' meno male che è successo a tuo figlio e non al mio. Sulla base di un semplice calcolo delle probabilità da questo momento in poi più nessun ragazzo della nostra famiglia andrà in overdose e io potrò considerarmi un buon genitore. Oh, se così non dovesse essere, il prossimo cenone di Natale lo facciamo a San Patrignano e pazienza!''.

Alcune mie zie furono davvero brave nella recita, e non credo stessero improvvisando, penso piuttosto che dietro ci fosse un approfondito studio del copione, con prove ed esercitazioni, per arrivare a livelli sempre più alti.

Ma il premio della critica e la standing ovation va sicuramente a mio cugino più grande.
Un ragazzo oramai uomo, dotato di una grande positività, a molti test antidroga intendo.
Tornò nella sala d'attesa dopo la visita al capezzale del malato brandendo tra le mani il suo cellulare di ultima generazione, la stessa a cui vorrei appartenesse egli stesso, ed iniziò a far circolare l'aggeggio tra i parenti.

Credevo cercasse di attirare l'attenzione con l'enorme capacità di memoria per sms dell'oggetto o lo straordinario numero di megapixel della fotocamera integrata ma come al solito lo sottovalutavo.

Lui stava invece mostrando a tutti le foto appena scattate di mio cugino a petto nudo, sotto un lenzuolo bianco, con una pelle gialla ed un tubo, grande quanto quello dell'aspirapolvere, che gli usciva dalla bocca.

Pronunciava frasi da Fabrizio Corona dei poveri sulla necessità di mostrargliele una volta che avesse abbandonato il coma, sull'esigenza di stamparle e farne poster enormi.
Ho smesso di ascoltarlo prima che iniziasse a parlare della retrospettiva fotografica che era intenzionato a mettere su.

Ho cercato di estraniarmi ancora di più, non provando nemmeno a nascondere il mio sguardo spaesato.

Una settimana dopo, sempre in quel mese di maggio, mio cugino uscì dal coma.
Con il cuore di un ottantenne obeso e fumatore, la faccia ancora più lontana dalla realtà, e i disturbi di chi è in astinenza.

Sembrerebbe una storia di droga a lieto fine.
In realtà non lo è, e non so se esistano o meno.
L'educazione borghese che ho ricevuto mi porta ad essere sfiduciata.
Ma i dati concreti non mi contraddicono.
Mio cugino ha iniziato a frequentare il sert con regolarità, facendo amicizia con il metadone, avvicinandosi ancora, spesso e volentieri,  alla cocaina e all'eroina, spero non di nuovo in combo.
Ha iniziato a rubare i soldi che gli vengono ora negati.
Li ruba in casa e fuori, per essere equo.
Ha iniziato a parlare di comunità, e di un gennaio, nel quale ci entrerà perché 'ora è veramente intenzionato a cambiare'.

Ed io ho capito che gennaio per i drogati è come lunedì per i sovrappeso: un inizio ipotetico.

lunedì 12 settembre 2011

Bacchettona senza bacchetta né frustino

Una ragazza è morta.
La sua amica è in ospedale in gravi condizioni.
Il terzo è in carcere, si difende e si dice disperato.
Tutto questo per un gioco erotico ' finito male' dicono.

Forse ad essere sbagliata non è la fine ma l'inizio stesso.

Molti sono gli uomini morti delle proprie depravazioni.
Molti ne moriranno ancora.
Morire schiavi dei vizi.
Morire per gioco.
Morire nel gioco.

Tristezza.
Ha un sapore di disperazione per me.
Li vedo così.
Dei disperati.

domenica 31 luglio 2011

Easy coperchio per easy pentola

Il mio amico gaio ha da poco chiuso una storia.
Seria.
Una di quelle fatte di amore e convivenza.
Anche lacerante a dirla tutta.
Sono mesi che non fa sesso.
Si è preso una pausa.
Voleva essere libero, da tutto.
Anche dal sesso, che a volte può essere impegnativo.
Anzi dovrebbe sempre esser tale.

Ultimamente però l'ormone è riesploso.
E mi sembra anche giusto.
Questa estate fresca ti fa venire voglia di corpi vicini.
Così, il mio amico gaio, si è buttato su GayRomeo.
Un sito di incontri.
Organizzatissimo.
Scegli la categoria che ti piace, l'età, la regione.
Le corsie dei supermercati sono molto più confusionarie.

Ha chiacchierato con un tipo interessante e guardato il suo profilo.
Il tizio ha foto che ritraggono solo il corpo.
Del volto non c'è traccia.
Gli domanda la ragione e la risposta è la seguente:
'' L'assenza del mio viso ( esposto: perché ovviamente ne posseggo uno e anche foto del medesimo) è dipesa dal fatto che ho una compagna, che per quanto easy, non gradirebbe sapere che in giro mi scopo dei maschietti.''

Il mio amico riporta a me l'accaduto commentando così '' La gente è fuori controllo''.
In realtà a me pare l'opposto.
Un controllo di altri tempi.
Oggi l'ostentazione dei gusti sessuali è un must.
Perché nascondersi ancora?
C'è un settore in cui l'omosessualità continua a non essere vista di buon occhio?
Sei per caso anche un prete?
A questo punto il sacco andrebbe vuotato interamente.

Magari il settore in questione è quello delle relazioni.
Eterosessuali, ma non per forza.
Oneste, si spera.

Penso alla povera easy compagna.
Così easy da aggiudicarsi l'aggettivo ma non tanto da conservarlo sino alla fine.
Dovrebbe compiere una scelta: o sopportare tutto, anche le sodomie di questo cavaliere errante e diventare una easy a tutto tondo.
Oppure trasformarsi in una compagna hard, senza un valore sessuale che qui andrebbe sprecato, e concedergli solo la sigaretta sul balcone, estate-inverno-intemperie incluse.

Anche se io opterei per un'altra soluzione.
Molto più violenta.

mercoledì 27 luglio 2011

Terrore sul web

Le ricerche sul web sono indubbiamente utili.
Quotidianamente necessarie.


Soprattutto per alimentare le tue paure appena queste tentino d'affievolirsi.
E succede che una storia di cronaca, una tra mille, ti metta un'angoscia enorme addosso.
E non scoppi in lacrime solo perché la sindrome premestruale è lontana.

Un anziano vive DA SOLO.
Si sente male e va in ospedale DA SOLO.
Lì muore DA SOLO.
L'ospedale cerca di rintracciare i parenti ma non trova nessuno.
Così rimane in obitorio per giorni DA SOLO.
Fino a quando non celebrano i funerali a cui, naturalmente, nessuno va.

I nipoti dopo un mesetto che non lo sentivano si ricordano della sua esistenza.
Lo chiamano, inutilmente.
Suonano alla sua porta, inutilmente.
Fanno sfondare dai vigili del fuoco la porta della sua casa vuota.
Iniziano le indagini e da lì a poco si svela il mistero.
La sparizione diventa una morte in solitario.

Questa morte senza lacrime mi fa male.
Mi fa odiare i suoi nipoti.
E mi terrorizza.
Per me.

E Papà, anche se non leggi qui, lo so che quando scherziamo, nella maniera stupida che piace a noi, io ti dico sempre che non te lo cambierò il catetere ma non è vero:
te lo cambio!
te lo cambio!

E smettila di grattarti!

martedì 26 luglio 2011

Lecite curiosità

Da qualche giorno la Norvegia è una terra colpita.
La follia di un uomo l'ha devastata.
Ha minato la tranquillità del luogo e la serenità del popolo.
Le vittime sono molte.
L'insensatezza dell'avvenimento non mi dà pace.
Immagino i volti spauriti di chi inizia a scappare inseguito da una pistola.
Immagino il momento in cui realizzi che devi scappare via.
Immagino le gambe che fuggono senza sapere la ragione della corsa.

Ma non riuscirei mai ad immaginare cosa abbia spinto Vittorio Feltri a scrivere un editoriale simile :

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=12GIET
Feltri è, facendo una sintesi, basito dal fatto che i giovani che si trovavano sull'isola di Utoya non abbiano organizzato alla svelta una difesa contro il folle omicida.
Li definisce giovani incapaci di reagire.
E di conseguenza attribuisce a questa loro incapacità la morte.
Vittorio RAMBO Feltri immagina anche possibili strategie di attacco all'autore del gesto.

Lo si attacca in 50, visto che sull'isola di persone ce ne erano 500, una decina di loro moriranno ma ben 30 o 40 potranno salvarsi e fare a pezzi Breivik con le loro mani al grido di: '' Uno per tutti, tutti per uno''.

Ecco.
Non so se Feltri abbia visto troppi film americani.
So solo che avrei molte domande.

Ad esempio: Come scegliamo i 50 salvatori tra i 500 presenti? Come si svolgono le selezioni? Quali sono i requisiti da possedere? Sono escluse donne e bambini? Quali sono i tempi di presentazione delle adesioni? Posso partecipare a più contrattacchi in diverse parti del mondo o vi sono cause di incompatibilità? Posso scegliere di candidarmi per un ruolo particolare o le candidature sono generiche? In quest'ultimo caso chi sceglie l'assegnazione dei posti? Che requisiti o titoli possiede questa persona? Anzianità di strage? Verrà rilasciato un attestato al termine dell'azione che certifichi la mia partecipazione? Che valore avrà nel mio CV? A cosa avrò diritto nel caso in cui venga ferita? E se morissi cosa spetterebbe alla mia famiglia?

Mi fermo ma avrei molto altro da domandare, sicura che la mia curiosità incontri quella di molti colleghi.
Se si potesse scegliere preferirei essere tra i 30 o i 40 che si salvano perché tra 4 giorni è il mio compleanno e sarei felice di festeggiare visto che oramai ho già organizzato.

Perché un individuo sceglie di scrivere una cosa del genere?
Ci crede veramente o vuole solo essere una voce fuori dal coro?
Ridicolmente fuori dal coro?
Perché la sveglia di Feltri questa mattina non si è dimenticata di suonare?

sabato 16 luglio 2011

''Riassunto della nuova legge: la tua vita comincerà a interessare alloStato solo quando cesserà di interessare a te.'''

Vorrei svegliarmi lontano da qui.
In un paese che non approvi una legge sul fine vita come quella a cui la Camera ha detto sì.
In un paese che non mi obblighi alla idratazione e alla nutrizione artificiale con la scusa di alleviare le mie sofferenze.
In un paese che non voglia prolungarmi le stesse.
In un paese che se mi permette di firmare una Dichiarazione anticipata di trattamento imponga al medico di attenersi ad essa, altrimenti si elimini questa pagliacciata.
In un paese che recuperi la dignità in molti campi e si faccia guidare da questa.
In un paese che non ascolti l'opinione del cardinale Bagnasco.
In un paese che se pure ascoltasse l'opinione del cardinale Bagnasco non si faccia influenzare dalla stessa in misura maggiore da quella espressa dal mio pizzicagnolo di fiducia.
In un paese che non consideri Beppino Englaro come un omicida. Sua figlia è morta in un incidente stradale, lui da quel giorno non l'ha avuta più.
In un paese che mi permetta di scegliere per me stessa.
In un paese che non mi imponga un giusto modo di morire.
Ma è ancora presto, torno a dormire.

venerdì 24 giugno 2011

Un curioso caso di point break

_G_

In _G_ , con _G_ , per_G_ .


Tu non ne sai nulla.
Io ne so troppo.
Purtroppo.
Mi hanno detto che dovrei ringraziarti.
Tu ti sei scusato.
Io ti ho perdonato.
Mi hanno detto che dovrei ringraziarti.
Hanno detto che stare male ora servirà.
Servirà a molte cose.
Servirà a non sviluppare una malattia senza motivo in futuro.
Hanno detto una cazzata.
In futuro anche io l'avrò una malattia.
Ce l'hanno tutti nel futuro.
Quindi sarò stata male due volte.
Ora e poi.
Che culo.
Eppoi qual è il motivo di una malattia?
Una causa, forse.
Ma anche la causa è senza motivo.
Però mi hanno detto che ti devo ringraziare.
Grazie più per tutto il male causato che fatto direttamente, hanno detto.
Hanno detto che hai aperto un varco.
Tra me e il mio dolore.
Quello a cui non davo voce.
Sei stato un ago.
Hai punto.
Viene tutto fuori.
Quello che pulsava sotto.
Anche quello che non sapevo ci pulsasse lì sotto, dio.
Fa male.
Hanno detto che lo sanno.
Hanno detto che capiscono.
Hanno detto che è colpa di questa nostra generazione.
Io ti ho pensato.
Alla tua frase : '' stare con te significa crescere''.
Mi inorgoglì, prima.
Mi mandò in bestia, dopo.
Portò sfiga, allo stato attuale.
E tu sei cresciuto?
Hanno detto che dovrò lavorare.
Hanno detto che dovrò impegnarmi.
E hanno detto tante altre stronzate eh!

martedì 7 giugno 2011

Saturday Night Live [Forse!]

''Ragazza oggi lavorerai tanto!'' : vengo spesso accolta così a lavoro.
E' una delle frasi che odio di più!
E' come se al mattino non mi dicessero '' Buongiorno!'' ma ''Oggi avrai una giornata di merda!''.
Ma dio!
Tacete!
Non me lo dite!
Non lo voglio sapere!
Sono facile alla paura io, non voglio essere preparata.
Inizio male e finisco peggio quindi zitti tutti!

Anche perché queste previsioni si avverano sempre!
Un sabato sera da panico.
Clienti che continuano ad arrivare senza sosta, tavoli stracolmi, attese di un'ora e mezza per un panino, gente incazzata, bambini killer che scorazzano tra i tavoli e mirano ai tuoi stinchi, madri ridanciane che non si preoccupano di richiamarli all'ordine ma flirtano con i maschioni del tavolo di fianco, ragazzi con cattivo gusto in fatto di abiti che ti fanno battutine da piacioni alle quali tu non abbocchi, con la scusa che hai da fare ma in realtà è solo per quei loro abiti.

Preferiresti chiuderti in cucina, magari nel frigo per sfuggire all'afa.
Ma devi gettarti nella mischia, fare la tua parte e indicare, in media 20 volte a sera, dove sia il bagno.
Esci tra la calca inferocita dalla fame ed un ragazzo, carino, di circa 30 anni, con t-shirt viola scuro, ti chiama con toni seccati e ti fa avvicinare al suo tavolo.
Ti dice ''Ascolta, un'ora fa ho ordinato al tuo collega dei panini, sto aspettando e ancora non mi avete portato nulla. Gli altri tavoli li avete serviti tutti. Il mio no.''

Con gentilezza rispondi '' Mi dispiace per l'attesa, ora vado in cucina a controllare a che punto siano.''
Lui, in maniera scortese, '' No, no non hai capito proprio niente! Io non voglio che vai in cucina perchè tanto poi torni e dici che stanno per uscire. Voglio che mi porti il conto delle birre che ho bevuto. Adesso!''
In fondo ha ragione. E' quello che avrei fatto. Allora rispondi soltanto '' Ok , le porto il conto''.
E lui calmando i toni '' No, ma io non ce l'ho con te, lo so che tu non c'entri nulla però ve ne dovete andare tutti affanculo, tutti quanti affanculo!''
Io, con sorriso plastico, '' Va bene, grazie''
E lui per precisare '' Ma non solo tu che non c'entri nulla, tutti, tutti quanti i camerieri, tutto il locale: vaffanculo!''
Io, per accontentarlo, '' allora facciamo così lo inserisco nel bicchiere delle mance e a fine serata lo dividiamo tutti in parti eque!''
Lui, con un sorrisone, ''Ecco brava!''
Io rispondo con megasorrisone triplo con ghiaccio.

Basta poco per far felici gli altri.
Prendersi per il culo a vicenda richiede qualche sforzo in più.

martedì 31 maggio 2011

Minzione liberatoria

E' un momento preciso, se tu sei distratto è lui che ti bussa alle spalle.
E' come durante una tempesta. Non è finita, ma è il momento in cui ti accorgi che sta per placarsi.
E' il momento in cui capisci che ti puoi sedere al fresco e goderti una pausa nelle 10 ore di fatica.
Cinque minuti di ristoro mentre guardi il mare calmo.

L'imprrevisto però è dietro l'angolo.
Arriva lei, Na-dia, che io chiamo Dia-na perché invertire mi viene facile.
E che ho spesso chiamato Stefa-nia, senza motivo apparente.
Una collega che non è che mi sia proprio entrata nel cuore o nel cervello.

Non mi dispiacerebbe se si sedesse accanto a me in silenzio per riposare.
Mi piace dividere i silenzi stanchi con gli altri.
I silenzi imbarazzanti sono quelli stancanti.
Quelli stanchi, invece, ti avvicinano all'altro.

Ma lei non è del mio stesso avviso.
Lei viene per sfogarsi, per essere capita.
Inizia a parlare delle mance, dei turni, a lamentarsi del suo ragazzo a me totalmente sconosciuto.
Convivono da anni ma lui non la vuole sposare.
Così accumula rabbia che dispensa in giro.
Inizia a scendere nei dettagli della sua relazione.

Continua voracemente, mentre io scuoto la testa annuendo, solo per dimostrarle di essere viva.
Ho il vuoto negli occhi mentre fingo interesse.
Il vuoto si amplifica appena inizia ad estendere l'intero discorso alla condizione femminile e ai soprusi che queste subiscono.
''L'uomo è stronzo. L'uomo non ammette di aver sbagliato. L'uomo non cambierà mai eppure tu ci provi, ti ci dedichi. Tu invece per lui cambi, t'adatti.''
E io, in silenzio, continuo a dire di sì con il capo. Pare sia il movimento giusto per la cervicale.

Decide di darmi il colpo di grazia.
Inizia a parlare della povertà, della sua condizione di povertà.
Inizia a dirmi cose che non vorrei sapere.
Lei conosce la povertà della carenza. Delle privazioni.
Non quella nascosta dietro gli acquisti.
Non quella spendacciona della mancata accettazione.
Sto per svenire sotto il peso dei suoi argomenti, sbrodolati fuori con un tono querulo che non mi aiuta.

Mi alzo in piedi, un guizzo di vitalità. Sono i talloni a chiedermelo.
Mi giro a destra verso di lei che alza la testa verso di me, con una frase ancora a metà tra le fauci.
Ho interrotto il suo monologo.
E' il momento di una mia battuta.
''Vado a fare pipì'' dico.
E mi allontano camminando velocemente.

In mente ho solo questo: '' mavaffanculonadia!''

martedì 24 maggio 2011

Ci penso io papà!



Questo treatrino Pisapia, Moratti, Red Ronnie finirà tra qualche giorno.
Per ora però è divertente vedere una figlia che spende parole, a caso, per un padre.
Difendere un padre è una cosa bella, è una manifestazione di amore e rispetto verso di lui.
Però Red Ronnie non è stato accusato di stupro di una cameriera di un hotel né tantomeno ha dimenticato, uccidendola, tua sorella in macchina per 6 ore quindi, tutto sommato, questa difesa poteva essere evitata.
Se la poteva cavare benissimo da solo.
Certo è che cavalcare l'onda della notorietà-da-web è una forte tentazione a cui in pochi sanno resistere così Luna ha perso un'occcasione per eclissarsi.
Un italiano improvvisato [''essendo che'' ; ''volevo dirti che complimenti''; '' a quelli che insulteranno che sicuramente ce ne sono'' ]
Un appassionante excursus storico-politico [dare del fascista è un reato federale, comunismo come utopico movimento sostenuto dagli elfi della terra di mezzo]
Valori ben saldi [essere troia non è un insulto è una filosofia di vita ormai]
Tono saccente [ 4:21 minuti di video]
Minacce [Al massimo ti faccio un altro video]

Mi sorge un interrogativo: Hai veramente aiutato il papà a riconquistarsi la simpatia del pubblico?

Pare che molti delitti si compiano spinti dalle migliori intenzioni.