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lunedì 6 febbraio 2012
venerdì 7 ottobre 2011
Il lato tragico
In sala d'attesa leggevo un articolo che parlava dei giovani italiani che non fanno più figli e come tutto ciò dipenda dalla crisi economica.
Tutto noto, tutto molto triste.
Un tessuto che invecchia senza rigenerarsi.
Cellule nuove che mancano perché chi dovrebbe riprodursi ha paura, è spaesato, non ha certezza per il proprio futuro figuriamoci per quello di un suo successore.
Io di figli ne ho due.
La femmina è la più grande, ha 56 anni ma va ancora alla scuola materna. Anno dopo anno si impegna eppure è ancora lì, prima con quelli di tre anni, poi con quelli di quattro e infine con quelli di cinque. Finito il ciclo si ricomincia. Non piange ogni mattina quando deve andare a scuola, ma in fondo vorrebbe e se lo facesse non mi meraviglierei.
Io ho pianto sempre, per anni, con constanza.
Il maschio invece ne ha 54 di anni, ed è più precoce di sua sorella, è infatti già in pensione. Cerca sempre di tenersi occupato con mille attività che mutano spesso, nel tempo e nello spazio, e che solo al termine delle stesse, solitamente termine anticipato autonomamente perché si scoraggia facilmente, ci permettono di comprendere quanti danni hanno prodotto.
E' un mestiere difficile quello del genitore.
La mia poi di genitorialità è quasi tragica.
Una tragedia con mille facce, perché quest'ultima di facce non ne ha solo due, come la medaglia, ma molte, molte di più.
Da qualsiasi lato si guardi la faccenda la sua natura non muta, si colgono solo nuovi lati.
Diversamente ma ugualmente tragici, a voler essere pleonastici.
Tutto noto, tutto molto triste.
Un tessuto che invecchia senza rigenerarsi.
Cellule nuove che mancano perché chi dovrebbe riprodursi ha paura, è spaesato, non ha certezza per il proprio futuro figuriamoci per quello di un suo successore.
Io di figli ne ho due.
La femmina è la più grande, ha 56 anni ma va ancora alla scuola materna. Anno dopo anno si impegna eppure è ancora lì, prima con quelli di tre anni, poi con quelli di quattro e infine con quelli di cinque. Finito il ciclo si ricomincia. Non piange ogni mattina quando deve andare a scuola, ma in fondo vorrebbe e se lo facesse non mi meraviglierei.
Io ho pianto sempre, per anni, con constanza.
Il maschio invece ne ha 54 di anni, ed è più precoce di sua sorella, è infatti già in pensione. Cerca sempre di tenersi occupato con mille attività che mutano spesso, nel tempo e nello spazio, e che solo al termine delle stesse, solitamente termine anticipato autonomamente perché si scoraggia facilmente, ci permettono di comprendere quanti danni hanno prodotto.
E' un mestiere difficile quello del genitore.
La mia poi di genitorialità è quasi tragica.
Una tragedia con mille facce, perché quest'ultima di facce non ne ha solo due, come la medaglia, ma molte, molte di più.
Da qualsiasi lato si guardi la faccenda la sua natura non muta, si colgono solo nuovi lati.
Diversamente ma ugualmente tragici, a voler essere pleonastici.
lunedì 19 settembre 2011
Favorisca i documenti.
Non so esattamente per quale motivo ciò accada ma so sicuramente che se un uomo è in macchina con una donna non verrà fermato ad un eventuale posto di blocco o se fermato verrà trattato con clemenza.
So anche che se un carabiniere o un poliziotto ferma una macchina con 4 ragazze, spesso ubriache, il contollo durerà abbastanza da fare il piacione e farle ridere come papere felici della loro fortuna stretta tra le gambe.
E' un momento bellissimo quello. Puoi prenderli per il culo in maniera spudorata e non se la prenderanno, basta nascondere tutto dietro un sorrisone accattivante.
So esattamente che se organizzi una festa in una campagna isolata non dovresti avere problemi a meno che Augusto, il gay più rumoroso che tu conosca, non rimanga in mutande e berretto da marinaio e salga a cantare su un trattore.
In quel caso può succedere che qualcuno, spuntato dietro una foglia di fico suppongo, chiami i carabinieri.
E così mentre balli, urli, sudi, bevi, canti, e fumi sostanze lecite e non, i tuoi occhi si colorano dell' insipido blu polizia, direbbero i Subsonica, anche se questi erano carabinieri.
Allora ti ricomponi dietro la tua faccetta simpatica e rassicurante e inizi ad andare verso di loro.
Meglio attaccare, meglio non aspettare.
Ma Augusto con il passo tipico della gazzella in calore ti supera e si avvicina alla volante pronunciando la tipica frase da film, che aspettava di dire forse da 15 anni '' C'è qualche problema, agente?!''.
Con la g più frocia che tu abbia mai sentito.
Non sai se trattenere una bestemmia o una risata e nel dubbio le trattieni entrambe.
Ti fai seria nonostante tu abbia di fianco Braccio di Ferro smagrito e ricchione che pronuncia frasi come ' Venite a ballare con noi' e inizi a scusarti per il disagio procurato ( sì ma a chi? ai grilli? alle cicale? ai topi? ai serpenti? ai germogli, che ora infastiditi non germoglieranno più? a chi ? a chi cazzo? siamo in campagna!).
Ti assumi la responsabilità di far cessare il baccano davanti ad un appuntato barese che dice '' meh wuagliò allò? ce facit? andate a casa pe ppiacer! andate a studiare, andate a lavorare meh! nun rumpit le cugghiun a quest' òr!''
Riesci a tranquillizzarli, vanno via e appena ripartiti il casino riprende come prima.
No, peggio molto peggio.
Ma c'è una cosa che ancora non so.
Come mai mentre sei in macchina con un'amica su un lungomare soleggiato e deserto e andate piano perché state chiacchierando del più e del meno, state riflettendo un po' ad alta voce, vieni fermata da un carabiniere che incazzatissimo vi insulta perché andate troppo piano e chiede i documenti ad entrambe ed inizia ad avanzare pretesti per farvi un verbale e se potesse scriverebbe che vi multa perchè ''oggi ho i coglioni girati e mi deve pur sfogare!''
No, questo non lo so.
So anche che se un carabiniere o un poliziotto ferma una macchina con 4 ragazze, spesso ubriache, il contollo durerà abbastanza da fare il piacione e farle ridere come papere felici della loro fortuna stretta tra le gambe.
E' un momento bellissimo quello. Puoi prenderli per il culo in maniera spudorata e non se la prenderanno, basta nascondere tutto dietro un sorrisone accattivante.
So esattamente che se organizzi una festa in una campagna isolata non dovresti avere problemi a meno che Augusto, il gay più rumoroso che tu conosca, non rimanga in mutande e berretto da marinaio e salga a cantare su un trattore.
In quel caso può succedere che qualcuno, spuntato dietro una foglia di fico suppongo, chiami i carabinieri.
E così mentre balli, urli, sudi, bevi, canti, e fumi sostanze lecite e non, i tuoi occhi si colorano dell' insipido blu polizia, direbbero i Subsonica, anche se questi erano carabinieri.
Allora ti ricomponi dietro la tua faccetta simpatica e rassicurante e inizi ad andare verso di loro.
Meglio attaccare, meglio non aspettare.
Ma Augusto con il passo tipico della gazzella in calore ti supera e si avvicina alla volante pronunciando la tipica frase da film, che aspettava di dire forse da 15 anni '' C'è qualche problema, agente?!''.
Con la g più frocia che tu abbia mai sentito.
Non sai se trattenere una bestemmia o una risata e nel dubbio le trattieni entrambe.
Ti fai seria nonostante tu abbia di fianco Braccio di Ferro smagrito e ricchione che pronuncia frasi come ' Venite a ballare con noi' e inizi a scusarti per il disagio procurato ( sì ma a chi? ai grilli? alle cicale? ai topi? ai serpenti? ai germogli, che ora infastiditi non germoglieranno più? a chi ? a chi cazzo? siamo in campagna!).
Ti assumi la responsabilità di far cessare il baccano davanti ad un appuntato barese che dice '' meh wuagliò allò? ce facit? andate a casa pe ppiacer! andate a studiare, andate a lavorare meh! nun rumpit le cugghiun a quest' òr!''
Riesci a tranquillizzarli, vanno via e appena ripartiti il casino riprende come prima.
No, peggio molto peggio.
Ma c'è una cosa che ancora non so.
Come mai mentre sei in macchina con un'amica su un lungomare soleggiato e deserto e andate piano perché state chiacchierando del più e del meno, state riflettendo un po' ad alta voce, vieni fermata da un carabiniere che incazzatissimo vi insulta perché andate troppo piano e chiede i documenti ad entrambe ed inizia ad avanzare pretesti per farvi un verbale e se potesse scriverebbe che vi multa perchè ''oggi ho i coglioni girati e mi deve pur sfogare!''
No, questo non lo so.
sabato 17 settembre 2011
Autopromozione
Il Consigliere Regionale della Lombardia,
con il curriculum ben in vista,
si aggira per Milano, Via Montenapoleone, facendo shopping.
Alcuni sostengono che proprio nel quadrilatero della moda il Consigliere stia cercando la sua nuova casa.
Immagino non sarà facile.
In alcuni quartieri, quelle come lei, non le vogliono.
Dicono 'che deturpano', 'che ci sono i bambini', 'che attirano brutta gente'.
I soliti perbenisti insomma.
Sono un po' in pensiero, ce la farà?
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venerdì 15 luglio 2011
Riposo notturno
Cambiare abitudini non è così difficile.
La vera difficoltà è convincere gli altri del cambiamento avvenuto.
Dopo un anno, o forse di più, di vita notturna sono tornata a ritmi regolari.
Non vado più a letto alle 4e30 per alzarmi ad ora di pranzo ma la mia sveglia suona puntuale alle 7e30 così alle 23 sono già da buttare.
Gli amici non lo accettano.
Evidentemente no.
Chiamano ai vecchi orari.
L'una di notte. Chiama un'amica per raccontarmi una cosa.
Io rispondo così: '' hghsyrisjaljfs0aoòòjajieopwmclaòakfggkaopallòucaljaoaoaoa''
Sembra non accorgersene e prosegue.
Già immagino quanto se la prenderà quando interrogandomi sull'aneddoto io farò scena muta.
Non ricordo assolutamente nulla.
Solo il suo tono di voce concitato.
L'una e un quarto chiama mia madre.
E' uscita con mio padre perché 'sai' è estate.
Rispondo ''ghhhahahsafhaieaooqsajfwo''
E mamma ''e perchè hai sta voce?'' Io ''dormivo''
E mamma ''ma non ti senti bene? '' Io ''No mà sto benissimo. Ho sonno. Solo sonno.''
E chiudo.
Ore due e un quarto. Sms di vecchio coinquilino ''I pacchi sono 5 o 6. Mandami il tuo nuovo indirizzo che te li spedisco. rispondi subito. ciao''
Rispondi SUBITO alle 2 e un quarto del mattino??
Crepa.
Stanotte spengo il cellulare.
Non è mica sempre così facile fare una cosa così semplice.
La vera difficoltà è convincere gli altri del cambiamento avvenuto.
Dopo un anno, o forse di più, di vita notturna sono tornata a ritmi regolari.
Non vado più a letto alle 4e30 per alzarmi ad ora di pranzo ma la mia sveglia suona puntuale alle 7e30 così alle 23 sono già da buttare.
Gli amici non lo accettano.
Evidentemente no.
Chiamano ai vecchi orari.
L'una di notte. Chiama un'amica per raccontarmi una cosa.
Io rispondo così: '' hghsyrisjaljfs0aoòòjajieopwmclaòakfggkaopallòucaljaoaoaoa''
Sembra non accorgersene e prosegue.
Già immagino quanto se la prenderà quando interrogandomi sull'aneddoto io farò scena muta.
Non ricordo assolutamente nulla.
Solo il suo tono di voce concitato.
L'una e un quarto chiama mia madre.
E' uscita con mio padre perché 'sai' è estate.
Rispondo ''ghhhahahsafhaieaooqsajfwo''
E mamma ''e perchè hai sta voce?'' Io ''dormivo''
E mamma ''ma non ti senti bene? '' Io ''No mà sto benissimo. Ho sonno. Solo sonno.''
E chiudo.
Ore due e un quarto. Sms di vecchio coinquilino ''I pacchi sono 5 o 6. Mandami il tuo nuovo indirizzo che te li spedisco. rispondi subito. ciao''
Rispondi SUBITO alle 2 e un quarto del mattino??
Crepa.
Stanotte spengo il cellulare.
Non è mica sempre così facile fare una cosa così semplice.
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martedì 12 luglio 2011
Domani torniamo?
''Su, andiamo a lavarci e scendiamo a giocare con i gattini!''
In bagno calci, pugni, schizzate d'acqua e spintonate.
La figura adulta in affitto si prodiga in vane esortazioni affinché cessino.
Hanno tredici anni in due, un po' di serietà!
Nulla da fare: scatta la punizione.
''Si rimane a casa, niente gattini!''
Disperazione sui volti.
Urla di disappunto.
'No' con un numero incredibile di vocali.
Il piccolo, un lustro appena compiuto, mi guarda furibondo.
La faccia bordeaux.
Gli occhi serrati in uno sguardo intimidatorio.
Il collo solcato dalle vene rigonfie.
Mi urla: '' Questa è casa mia, e qui tu non decidi nulla. Non puoi dire cosa dobbiamo fare e cosa no. Non puoi decidere qui. Questa è casa mia, è casa mia, capito?
Qui comando io, mia madre, mio padre e la mia famiglia!''
Nell'ultima frase ha preferito essere pleonastico piuttosto che riconoscere potere decisionale, anche limitato, alla sorella maggiore.
Per me ha tutte le ragioni del mondo.
Una sconosciuta che detta legge in casa mia, che mi dice cosa devo fare senza essere mia madre.
E' tremendo.
La sua è una reazione giusta e bisogna apprezzare chi è capace di ribellarsi.
E anche ricordarsi di ribellarsi più spesso.
Ma è comunque uno stronzetto di cinque anni che deve capire chi comanda quando i suoi non sono in casa.
Sono pagata per questo.
E a volte è anche piacevole.
Quindi zitto e obbedisci.
Fai quello che dico io perché io sono adulta e ho ragione.
Occhei sto esagerando.
Ma ci vuole il pugno di ferro.
Così si asciuga i lacrimoni e va a sedersi sul divano.
Trascorrono due ore nelle quali i fratelli si comportano benissimo, come i bimbi delle pubblicità.
Hanno imparato la lezione, mi piace pensarla così.
Fessa e contenta.
Allora li premio.
Andiamo in giardino dai gattini.
Li accarezziamo, li rincorriamo, li coccoliamo ma soprattutto insegnamo al bimbo a non averne paura.
Perché nonostante avesse insistito come un dannato per giocarci, trovandosi lì di fronte si faceva sotto.
Lui prende fiducia e inzia a rilassarsi, ne prende persino uno in braccio.
Ma il gatto tra le sue braccia decide di fare la pipì così il bimbo decide di gettare il gatto per aria.
Decisioni importanti da parte di entrambi.
Sviluppi disastrosi.
Anzi dolorosi.
L'unico appiglio per il gatto che nuota nell'aria è il mio braccio al quale si avvinghia con tutta la forza che ha.
E lo scava per bene, senza lasciare nulla al caso.
Graffindomi quasi a morte.
Per un'emofobica come me l'episodio è stato l'anticamera dell'inferno.
La sorella maggiore rideva a crepapelle, il maschietto piangeva per una goccia di pipì finita sulla sua maglia.
Io trattenevo tra i denti le bestemmie di tutti i santi del mese di luglio scaraventando per aria il gattino.
Domani 19 ore di cartoni animati.
In bagno calci, pugni, schizzate d'acqua e spintonate.
La figura adulta in affitto si prodiga in vane esortazioni affinché cessino.
Hanno tredici anni in due, un po' di serietà!
Nulla da fare: scatta la punizione.
''Si rimane a casa, niente gattini!''
Disperazione sui volti.
Urla di disappunto.
'No' con un numero incredibile di vocali.
Il piccolo, un lustro appena compiuto, mi guarda furibondo.
La faccia bordeaux.
Gli occhi serrati in uno sguardo intimidatorio.
Il collo solcato dalle vene rigonfie.
Mi urla: '' Questa è casa mia, e qui tu non decidi nulla. Non puoi dire cosa dobbiamo fare e cosa no. Non puoi decidere qui. Questa è casa mia, è casa mia, capito?
Qui comando io, mia madre, mio padre e la mia famiglia!''
Nell'ultima frase ha preferito essere pleonastico piuttosto che riconoscere potere decisionale, anche limitato, alla sorella maggiore.
Per me ha tutte le ragioni del mondo.
Una sconosciuta che detta legge in casa mia, che mi dice cosa devo fare senza essere mia madre.
E' tremendo.
La sua è una reazione giusta e bisogna apprezzare chi è capace di ribellarsi.
E anche ricordarsi di ribellarsi più spesso.
Ma è comunque uno stronzetto di cinque anni che deve capire chi comanda quando i suoi non sono in casa.
Sono pagata per questo.
E a volte è anche piacevole.
Quindi zitto e obbedisci.
Fai quello che dico io perché io sono adulta e ho ragione.
Occhei sto esagerando.
Ma ci vuole il pugno di ferro.
Così si asciuga i lacrimoni e va a sedersi sul divano.
Trascorrono due ore nelle quali i fratelli si comportano benissimo, come i bimbi delle pubblicità.
Hanno imparato la lezione, mi piace pensarla così.
Fessa e contenta.
Allora li premio.
Andiamo in giardino dai gattini.
Li accarezziamo, li rincorriamo, li coccoliamo ma soprattutto insegnamo al bimbo a non averne paura.
Perché nonostante avesse insistito come un dannato per giocarci, trovandosi lì di fronte si faceva sotto.
Lui prende fiducia e inzia a rilassarsi, ne prende persino uno in braccio.
Ma il gatto tra le sue braccia decide di fare la pipì così il bimbo decide di gettare il gatto per aria.
Decisioni importanti da parte di entrambi.
Sviluppi disastrosi.
Anzi dolorosi.
L'unico appiglio per il gatto che nuota nell'aria è il mio braccio al quale si avvinghia con tutta la forza che ha.
E lo scava per bene, senza lasciare nulla al caso.
Graffindomi quasi a morte.
Per un'emofobica come me l'episodio è stato l'anticamera dell'inferno.
La sorella maggiore rideva a crepapelle, il maschietto piangeva per una goccia di pipì finita sulla sua maglia.
Io trattenevo tra i denti le bestemmie di tutti i santi del mese di luglio scaraventando per aria il gattino.
Domani 19 ore di cartoni animati.
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martedì 7 giugno 2011
Saturday Night Live [Forse!]
''Ragazza oggi lavorerai tanto!'' : vengo spesso accolta così a lavoro.
E' una delle frasi che odio di più!
E' come se al mattino non mi dicessero '' Buongiorno!'' ma ''Oggi avrai una giornata di merda!''.
Ma dio!
Tacete!
Non me lo dite!
Non lo voglio sapere!
Sono facile alla paura io, non voglio essere preparata.
Inizio male e finisco peggio quindi zitti tutti!
Anche perché queste previsioni si avverano sempre!
Un sabato sera da panico.
Clienti che continuano ad arrivare senza sosta, tavoli stracolmi, attese di un'ora e mezza per un panino, gente incazzata, bambini killer che scorazzano tra i tavoli e mirano ai tuoi stinchi, madri ridanciane che non si preoccupano di richiamarli all'ordine ma flirtano con i maschioni del tavolo di fianco, ragazzi con cattivo gusto in fatto di abiti che ti fanno battutine da piacioni alle quali tu non abbocchi, con la scusa che hai da fare ma in realtà è solo per quei loro abiti.
Preferiresti chiuderti in cucina, magari nel frigo per sfuggire all'afa.
Ma devi gettarti nella mischia, fare la tua parte e indicare, in media 20 volte a sera, dove sia il bagno.
Esci tra la calca inferocita dalla fame ed un ragazzo, carino, di circa 30 anni, con t-shirt viola scuro, ti chiama con toni seccati e ti fa avvicinare al suo tavolo.
Ti dice ''Ascolta, un'ora fa ho ordinato al tuo collega dei panini, sto aspettando e ancora non mi avete portato nulla. Gli altri tavoli li avete serviti tutti. Il mio no.''
Con gentilezza rispondi '' Mi dispiace per l'attesa, ora vado in cucina a controllare a che punto siano.''
Lui, in maniera scortese, '' No, no non hai capito proprio niente! Io non voglio che vai in cucina perchè tanto poi torni e dici che stanno per uscire. Voglio che mi porti il conto delle birre che ho bevuto. Adesso!''
In fondo ha ragione. E' quello che avrei fatto. Allora rispondi soltanto '' Ok , le porto il conto''.
E lui calmando i toni '' No, ma io non ce l'ho con te, lo so che tu non c'entri nulla però ve ne dovete andare tutti affanculo, tutti quanti affanculo!''
Io, con sorriso plastico, '' Va bene, grazie''
E lui per precisare '' Ma non solo tu che non c'entri nulla, tutti, tutti quanti i camerieri, tutto il locale: vaffanculo!''
Io, per accontentarlo, '' allora facciamo così lo inserisco nel bicchiere delle mance e a fine serata lo dividiamo tutti in parti eque!''
Lui, con un sorrisone, ''Ecco brava!''
Io rispondo con megasorrisone triplo con ghiaccio.
Basta poco per far felici gli altri.
Prendersi per il culo a vicenda richiede qualche sforzo in più.
E' una delle frasi che odio di più!
E' come se al mattino non mi dicessero '' Buongiorno!'' ma ''Oggi avrai una giornata di merda!''.
Ma dio!
Tacete!
Non me lo dite!
Non lo voglio sapere!
Sono facile alla paura io, non voglio essere preparata.
Inizio male e finisco peggio quindi zitti tutti!
Anche perché queste previsioni si avverano sempre!
Un sabato sera da panico.
Clienti che continuano ad arrivare senza sosta, tavoli stracolmi, attese di un'ora e mezza per un panino, gente incazzata, bambini killer che scorazzano tra i tavoli e mirano ai tuoi stinchi, madri ridanciane che non si preoccupano di richiamarli all'ordine ma flirtano con i maschioni del tavolo di fianco, ragazzi con cattivo gusto in fatto di abiti che ti fanno battutine da piacioni alle quali tu non abbocchi, con la scusa che hai da fare ma in realtà è solo per quei loro abiti.
Preferiresti chiuderti in cucina, magari nel frigo per sfuggire all'afa.
Ma devi gettarti nella mischia, fare la tua parte e indicare, in media 20 volte a sera, dove sia il bagno.
Esci tra la calca inferocita dalla fame ed un ragazzo, carino, di circa 30 anni, con t-shirt viola scuro, ti chiama con toni seccati e ti fa avvicinare al suo tavolo.
Ti dice ''Ascolta, un'ora fa ho ordinato al tuo collega dei panini, sto aspettando e ancora non mi avete portato nulla. Gli altri tavoli li avete serviti tutti. Il mio no.''
Con gentilezza rispondi '' Mi dispiace per l'attesa, ora vado in cucina a controllare a che punto siano.''
Lui, in maniera scortese, '' No, no non hai capito proprio niente! Io non voglio che vai in cucina perchè tanto poi torni e dici che stanno per uscire. Voglio che mi porti il conto delle birre che ho bevuto. Adesso!''
In fondo ha ragione. E' quello che avrei fatto. Allora rispondi soltanto '' Ok , le porto il conto''.
E lui calmando i toni '' No, ma io non ce l'ho con te, lo so che tu non c'entri nulla però ve ne dovete andare tutti affanculo, tutti quanti affanculo!''
Io, con sorriso plastico, '' Va bene, grazie''
E lui per precisare '' Ma non solo tu che non c'entri nulla, tutti, tutti quanti i camerieri, tutto il locale: vaffanculo!''
Io, per accontentarlo, '' allora facciamo così lo inserisco nel bicchiere delle mance e a fine serata lo dividiamo tutti in parti eque!''
Lui, con un sorrisone, ''Ecco brava!''
Io rispondo con megasorrisone triplo con ghiaccio.
Basta poco per far felici gli altri.
Prendersi per il culo a vicenda richiede qualche sforzo in più.
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