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domenica 5 febbraio 2012

Non è mica sempre festa

E' domenica. Ed ho mal di testa.
E non c'è una correlazione tra le due cose.
Tra poco mi prendo un'aspirina.
Perché questo è uno dei mal di testa da aspirina per me e non da novalgina.
Quello da novalgina è localizzato alle tempie e pompa con regolarità quello da aspirina invece è diffuso nella parte bassa della fronte, sulle sopracciglia, ed è indefinito.

Avrò preso freddo ieri sera oppure è colpa degli spifferi che mi entrano dalla finestra.
Un'umidità pazzesca. Pioggia di nevischio e umido.
Ma basta scrivere del gelo di questi giorni perché mi ha veramente annoiato, al pari dei servizi del tg per il mese di agosto: ''Non esporsi al sole nelle ore più calde, che vanno dalle 12 alle 15, e sempre con una protezione uv molto alta. Bere molta acqua e bagnarsi spesso la testa, magari a Piazza di Spagna dove c'è la troupe che riprende. E non sfugge nemmeno la carrellata di piedi deformi dei turisti nordamericani o sudamericani si bagnano nelle fontane. E se sei anziano, vai al centro commerciale dove c'è l'aria condizionata e rimanici 8 ore, senza acquistare nulla però perché la minima non te lo permette.
Né la pensione, né la pressione.''

Questi servizi sono sempre uguali, come quelli sulla mappa dei nei di Luciano Onder.
Sia il servizio, che i nei forse.

Non so esattamente perché sto scrivendo. Né so esattamente cosa sto scrivendo.
Ora ci vorrebbe il colpo di genio da raccontare, l'evento narrativo che muta le cose e le trasforma in interessanti, originali o geniali.
No, non ci sarà.

venerdì 7 ottobre 2011

Il lato tragico

In sala d'attesa leggevo un articolo che parlava dei giovani italiani che non fanno più figli e come tutto ciò dipenda dalla crisi economica.
Tutto noto, tutto molto triste.
Un tessuto che invecchia senza rigenerarsi.
Cellule nuove che mancano perché chi dovrebbe riprodursi ha paura, è spaesato, non ha certezza per il proprio futuro figuriamoci per quello di un suo successore.

Io di figli ne ho due.
La femmina è la più grande, ha 56 anni ma va ancora alla scuola materna. Anno dopo anno si impegna eppure è ancora lì, prima con quelli di tre anni, poi con quelli di quattro e infine con quelli di cinque. Finito il ciclo si ricomincia. Non piange ogni mattina quando deve andare a scuola, ma in fondo vorrebbe e se lo facesse non mi meraviglierei.

Io ho pianto sempre, per anni, con constanza.

Il maschio invece ne ha 54 di anni, ed è più precoce di sua sorella, è infatti già in pensione. Cerca sempre di tenersi occupato con mille attività che mutano spesso, nel tempo e nello spazio, e che solo al termine delle stesse, solitamente termine anticipato autonomamente perché si scoraggia facilmente, ci permettono di comprendere quanti danni hanno prodotto.

E' un mestiere difficile quello del genitore.
La mia poi di genitorialità è quasi tragica.

Una tragedia con mille facce, perché quest'ultima di facce non ne ha solo due, come la medaglia, ma molte, molte di più.
Da qualsiasi lato si guardi la faccenda la sua natura non muta, si colgono solo nuovi lati.
Diversamente ma ugualmente tragici, a voler essere pleonastici.

lunedì 19 settembre 2011

Favorisca i documenti.

Non so esattamente per quale motivo ciò accada ma so sicuramente che se un uomo è in macchina con una donna non verrà fermato ad un eventuale posto di blocco o se fermato verrà trattato con clemenza.
So anche che se un carabiniere o un poliziotto ferma una macchina con 4 ragazze, spesso ubriache, il contollo durerà abbastanza da fare il piacione e farle ridere come papere felici della loro fortuna stretta tra le gambe.
E' un momento bellissimo quello. Puoi prenderli per il culo in maniera spudorata e non se la prenderanno, basta nascondere tutto dietro un sorrisone accattivante.
So esattamente che se organizzi una festa in una campagna isolata non dovresti avere problemi a meno che Augusto, il gay più rumoroso che tu conosca, non rimanga in mutande e berretto da marinaio e salga a cantare su un trattore.
In quel caso può succedere che qualcuno, spuntato dietro una foglia di fico suppongo, chiami i carabinieri.
E così mentre balli, urli, sudi, bevi, canti, e fumi sostanze lecite e non, i tuoi occhi si colorano dell' insipido blu polizia, direbbero i Subsonica, anche se questi erano carabinieri.
Allora ti ricomponi dietro la tua faccetta simpatica e rassicurante e inizi ad andare verso di loro.
Meglio attaccare, meglio non aspettare.
Ma Augusto con il passo tipico della gazzella in calore ti supera e si avvicina alla volante pronunciando la tipica frase da film, che aspettava di dire forse da 15 anni '' C'è qualche problema, agente?!''.
Con la g più frocia che tu abbia mai sentito.
Non sai se trattenere una bestemmia o una risata e nel dubbio le trattieni entrambe.
Ti fai seria nonostante tu abbia di fianco Braccio di Ferro smagrito e ricchione che pronuncia frasi come ' Venite a ballare con noi' e inizi a scusarti per il disagio procurato ( sì ma a chi? ai grilli? alle cicale? ai topi? ai serpenti? ai germogli, che ora infastiditi non germoglieranno più? a chi ? a chi cazzo? siamo in campagna!).
Ti assumi la responsabilità di far cessare il baccano davanti ad un appuntato barese che dice '' meh wuagliò allò? ce facit? andate a casa pe ppiacer! andate a studiare, andate a lavorare meh! nun rumpit le cugghiun a quest' òr!''
Riesci a tranquillizzarli, vanno via e appena ripartiti il casino riprende come prima.
No, peggio molto peggio.
Ma c'è una cosa che ancora non so.
Come mai mentre sei in macchina con un'amica su un lungomare soleggiato e deserto e andate piano perché state chiacchierando del più e del meno, state riflettendo un po' ad alta voce, vieni fermata da un carabiniere che incazzatissimo vi insulta perché andate troppo piano e chiede i documenti ad entrambe ed inizia ad avanzare pretesti per farvi un verbale e se potesse scriverebbe che vi multa perchè ''oggi ho i coglioni girati e mi deve pur sfogare!''

No, questo non lo so.

lunedì 12 settembre 2011

Bacchettona senza bacchetta né frustino

Una ragazza è morta.
La sua amica è in ospedale in gravi condizioni.
Il terzo è in carcere, si difende e si dice disperato.
Tutto questo per un gioco erotico ' finito male' dicono.

Forse ad essere sbagliata non è la fine ma l'inizio stesso.

Molti sono gli uomini morti delle proprie depravazioni.
Molti ne moriranno ancora.
Morire schiavi dei vizi.
Morire per gioco.
Morire nel gioco.

Tristezza.
Ha un sapore di disperazione per me.
Li vedo così.
Dei disperati.

martedì 26 luglio 2011

Lecite curiosità

Da qualche giorno la Norvegia è una terra colpita.
La follia di un uomo l'ha devastata.
Ha minato la tranquillità del luogo e la serenità del popolo.
Le vittime sono molte.
L'insensatezza dell'avvenimento non mi dà pace.
Immagino i volti spauriti di chi inizia a scappare inseguito da una pistola.
Immagino il momento in cui realizzi che devi scappare via.
Immagino le gambe che fuggono senza sapere la ragione della corsa.

Ma non riuscirei mai ad immaginare cosa abbia spinto Vittorio Feltri a scrivere un editoriale simile :

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=12GIET
Feltri è, facendo una sintesi, basito dal fatto che i giovani che si trovavano sull'isola di Utoya non abbiano organizzato alla svelta una difesa contro il folle omicida.
Li definisce giovani incapaci di reagire.
E di conseguenza attribuisce a questa loro incapacità la morte.
Vittorio RAMBO Feltri immagina anche possibili strategie di attacco all'autore del gesto.

Lo si attacca in 50, visto che sull'isola di persone ce ne erano 500, una decina di loro moriranno ma ben 30 o 40 potranno salvarsi e fare a pezzi Breivik con le loro mani al grido di: '' Uno per tutti, tutti per uno''.

Ecco.
Non so se Feltri abbia visto troppi film americani.
So solo che avrei molte domande.

Ad esempio: Come scegliamo i 50 salvatori tra i 500 presenti? Come si svolgono le selezioni? Quali sono i requisiti da possedere? Sono escluse donne e bambini? Quali sono i tempi di presentazione delle adesioni? Posso partecipare a più contrattacchi in diverse parti del mondo o vi sono cause di incompatibilità? Posso scegliere di candidarmi per un ruolo particolare o le candidature sono generiche? In quest'ultimo caso chi sceglie l'assegnazione dei posti? Che requisiti o titoli possiede questa persona? Anzianità di strage? Verrà rilasciato un attestato al termine dell'azione che certifichi la mia partecipazione? Che valore avrà nel mio CV? A cosa avrò diritto nel caso in cui venga ferita? E se morissi cosa spetterebbe alla mia famiglia?

Mi fermo ma avrei molto altro da domandare, sicura che la mia curiosità incontri quella di molti colleghi.
Se si potesse scegliere preferirei essere tra i 30 o i 40 che si salvano perché tra 4 giorni è il mio compleanno e sarei felice di festeggiare visto che oramai ho già organizzato.

Perché un individuo sceglie di scrivere una cosa del genere?
Ci crede veramente o vuole solo essere una voce fuori dal coro?
Ridicolmente fuori dal coro?
Perché la sveglia di Feltri questa mattina non si è dimenticata di suonare?

martedì 19 luglio 2011

Spesso sono le mode a dar vita agli individui

Ed io che pensavo che questa fosse l'era dei tatuaggi.
In realtà è l'era dei disturbi alimentari.
E aggiungo un 'per fortuna'.
I tatuaggi sono così rozzi.
Consapevolmente pacchiani.
Troppo proletari.
Un vestito che non puoi cambiare.
Un abito da indossare in ogni occasione.
Tutti i giorni.
Preferirei avere addosso la stessa biancherai per un anno intero.
Toglierla solo quando è oramai incatramata.
Dei disordini alimentari non dico.
Molto più chic però.

venerdì 15 luglio 2011

Riposo notturno

Cambiare abitudini non è così difficile.
La vera difficoltà è convincere gli altri del cambiamento avvenuto.
Dopo un anno, o forse di più, di vita notturna sono tornata a ritmi regolari.
Non vado più a letto alle 4e30 per alzarmi ad ora di pranzo ma la mia sveglia suona puntuale alle 7e30 così alle 23 sono già da buttare.
Gli amici non lo accettano.
Evidentemente no.
Chiamano ai vecchi orari.
L'una di notte. Chiama un'amica per raccontarmi una cosa.
Io rispondo così: '' hghsyrisjaljfs0aoòòjajieopwmclaòakfggkaopallòucaljaoaoaoa''
Sembra non accorgersene e prosegue.
Già immagino quanto se la prenderà quando interrogandomi sull'aneddoto io farò scena muta.
Non ricordo assolutamente nulla.
Solo il suo tono di voce concitato.
L'una e un quarto chiama mia madre.
E' uscita con mio padre perché 'sai' è estate.
Rispondo ''ghhhahahsafhaieaooqsajfwo''
E mamma ''e perchè hai sta voce?'' Io ''dormivo''
E mamma ''ma non ti senti bene? '' Io ''No mà sto benissimo. Ho sonno. Solo sonno.''
E chiudo.
Ore due e un quarto. Sms di vecchio coinquilino ''I pacchi sono 5 o 6. Mandami il tuo nuovo indirizzo che te li spedisco. rispondi subito. ciao''
Rispondi SUBITO alle 2 e un quarto del mattino??
Crepa.

Stanotte spengo il cellulare.
Non è mica sempre così facile fare una cosa così semplice.

martedì 12 luglio 2011

Domani torniamo?

''Su, andiamo a lavarci e scendiamo a giocare con i gattini!''
In bagno calci, pugni, schizzate d'acqua e spintonate.
La figura adulta in affitto si prodiga in vane esortazioni affinché cessino.
Hanno tredici anni in due, un po' di serietà!
Nulla da fare: scatta la punizione.
''Si rimane a casa, niente gattini!''
Disperazione sui volti.
Urla di disappunto.
'No' con un numero incredibile di vocali.
Il piccolo, un lustro appena compiuto, mi guarda furibondo.
La faccia bordeaux.
Gli occhi serrati in uno sguardo intimidatorio.
Il collo solcato dalle vene rigonfie.
Mi urla: '' Questa è casa mia, e qui tu non decidi nulla. Non puoi dire cosa dobbiamo fare e cosa no. Non puoi decidere qui. Questa è casa mia, è casa mia, capito?
Qui comando io, mia madre, mio padre e la mia famiglia!''
Nell'ultima frase ha preferito essere pleonastico piuttosto che riconoscere potere decisionale, anche limitato, alla sorella maggiore.
Per me ha tutte le ragioni del mondo.
Una sconosciuta che detta legge in casa mia, che mi dice cosa devo fare senza essere mia madre.
E' tremendo.
La sua è una reazione giusta e bisogna apprezzare chi è capace di ribellarsi.
E anche ricordarsi di ribellarsi più spesso.
Ma è comunque uno stronzetto di cinque anni che deve capire chi comanda quando i suoi non sono in casa.
Sono pagata per questo.
E a volte è anche piacevole.
Quindi zitto e obbedisci.
Fai quello che dico io perché io sono adulta e ho ragione.
Occhei sto esagerando.
Ma ci vuole il pugno di ferro.
Così si asciuga i lacrimoni e va a sedersi sul divano.
Trascorrono due ore nelle quali i fratelli si comportano benissimo, come i bimbi delle pubblicità.
Hanno imparato la lezione, mi piace pensarla così.
Fessa e contenta.
Allora li premio.
Andiamo in giardino dai gattini.
Li accarezziamo, li rincorriamo, li coccoliamo ma soprattutto insegnamo al bimbo a non averne paura.
Perché nonostante avesse insistito come un dannato per giocarci, trovandosi lì di fronte si faceva sotto.
Lui prende fiducia e inzia a rilassarsi, ne prende persino uno in braccio.
Ma il gatto tra le sue braccia decide di fare la pipì così il bimbo decide di gettare il gatto per aria.
Decisioni importanti da parte di entrambi.
Sviluppi disastrosi.
Anzi dolorosi.
L'unico appiglio per il gatto che nuota nell'aria è il mio braccio al quale si avvinghia con tutta la forza che ha.
E lo scava per bene, senza lasciare nulla al caso.
Graffindomi quasi a morte.
Per un'emofobica come me l'episodio è stato l'anticamera dell'inferno.
La sorella maggiore rideva a crepapelle, il maschietto piangeva per una goccia di pipì finita sulla sua maglia.
Io trattenevo tra i denti le bestemmie di tutti i santi del mese di luglio scaraventando per aria il gattino.

Domani 19 ore di cartoni animati.

domenica 10 luglio 2011

Percorso ter-male

Ci sono immagini romantiche nella mia testa.
A volte.
Una di queste è leggere un libro tra le braccia dell'uomo che amo.
E che mi ama.
A volte sono io che lo abbraccio con il libro tra le mani.
E la sua testa sul mio petto.
Altre sprofondo completamete nella sua stretta.
Le parole prendono vita con voci diverse.
A turno leggiamo con la giusta intonazione.
Lasciando una traccia di noi nei versi che pronunciamo.
Le stagioni fanno da sfondo in questa mia fantasia.
Il caldo di un maglione e di un plaid che ci avvolge d'inverno.
L'ombra di un dondolo sotto un pergolato di glicini in estate.

Ieri ho portato il mio libro con me.
L'ho lasciato al riparo nella mia borsa.
Mentre nuotavo nell'acqua sulfurea tra puzza e caldo.
Un'immagine lontana dall'idea di refrigerio ma in realtà molto piacevole.
Stordita dagli effluvi sono riemersa per godermi il sole feroce.
Amara sorpresa al mio ritorno.
Il mio amico mi ha spodestata tuffandosi nella mia lettura.
Avrei voluto riappropriarmi del mio scrigno di passione.
Ma il mio sguardo si è posato sul suo volto concentrato.
La fronte corrugata e gli occhi mobili.
Un labbro stretto con decisione tra i denti.
Sorrisi improvvisi e accennati.
Sono rimasta a guardarlo per un po', a vedere l'effetto del mio libro su di un altro.
L'ho sentito vicino.
Ancora una volta.
Vicini come lo eravamo da bambini.
Vicini perché condividevamo.
Quella condivisione che ho infruttuosamente cercato in questi anni.
Che poi ritrovo in un'ora afosa.
E dura il tempo di quell'ora.

mercoledì 29 giugno 2011

Lotta tra titani: la favola del pavone e della gallina.






Da gustarselo comodi con un aperitivo tra le mani.
Scattando in piedi soltanto per bloccare quel tizio in giacca e cravatta che vuole fermarli.
Non può.
Non deve.
Tutti hanno il diritto di esprimersi.
Anche i patetici.

venerdì 24 giugno 2011

Un curioso caso di point break

_G_

In _G_ , con _G_ , per_G_ .


Tu non ne sai nulla.
Io ne so troppo.
Purtroppo.
Mi hanno detto che dovrei ringraziarti.
Tu ti sei scusato.
Io ti ho perdonato.
Mi hanno detto che dovrei ringraziarti.
Hanno detto che stare male ora servirà.
Servirà a molte cose.
Servirà a non sviluppare una malattia senza motivo in futuro.
Hanno detto una cazzata.
In futuro anche io l'avrò una malattia.
Ce l'hanno tutti nel futuro.
Quindi sarò stata male due volte.
Ora e poi.
Che culo.
Eppoi qual è il motivo di una malattia?
Una causa, forse.
Ma anche la causa è senza motivo.
Però mi hanno detto che ti devo ringraziare.
Grazie più per tutto il male causato che fatto direttamente, hanno detto.
Hanno detto che hai aperto un varco.
Tra me e il mio dolore.
Quello a cui non davo voce.
Sei stato un ago.
Hai punto.
Viene tutto fuori.
Quello che pulsava sotto.
Anche quello che non sapevo ci pulsasse lì sotto, dio.
Fa male.
Hanno detto che lo sanno.
Hanno detto che capiscono.
Hanno detto che è colpa di questa nostra generazione.
Io ti ho pensato.
Alla tua frase : '' stare con te significa crescere''.
Mi inorgoglì, prima.
Mi mandò in bestia, dopo.
Portò sfiga, allo stato attuale.
E tu sei cresciuto?
Hanno detto che dovrò lavorare.
Hanno detto che dovrò impegnarmi.
E hanno detto tante altre stronzate eh!

lunedì 13 giugno 2011

Luoghi comuni bipartisan

Come mai continui a stare con un uomo che ti ha tradito?

Cornuta generica risponde : '' Perché l'ho perdonato''

In cosa consiste esattamente questo perdono? Fai finta che non sia mai successo?

C.G. : '' No, quello è impossibile. Lo ricorderai sempre. Però sai che ha capito che ha sbagliato e non lo rifarà''

E come fai ad essere sicura che ha capito di aver sbagliato? E ad essere sicura che non lo rifarà?

C.G. : '' Perchè queste cose una donna le sente!''

Ma una donna non dovrebbe sentire anche quando il proprio uomo la tradisce, non dovrebbe avvertirlo con il cosiddetto sesto senso femminile? tu invece non te ne sei accorta, hanno dovuto dirtelo, vero?

C.G. '' E questo cosa c'entra? Da allora ho imparato a riconoscere i segni, ho affinato il fiuto. Ora non mi sfugge nulla.''

Lo controlli?

C.G. : '' Un po' ''

Perchè non lo tradisci anche tu?

C.G. : '' Ma cosa dici? e chi lo sente poi? manderei all'aria il matrimonio, ho due bambini.. qui non si fanno i giochetti da ragazzini!''

E perché lui dovrebbe lasciarti? Tu il suo lo hai perdonato e non lo hai lasciato, nemmeno lui dovrebbe lasciarti.

C.G. : ''Ma mi prendi in giro? Non è un fatto di reciprocità!''

Sì invece. O lo lasciavi o lo tradisci anche tu. Non potrà mai rinfacciarti nulla. Lo ha fatto per primo e non è stato lasciato. Sarebbe illogico.

C.G. : '' Non si tradisce per ripicca!''

E chi lo dice? E poi non sarebbe per ripicca ma per riequilibrare. Riportare in asse la bilancia.

C.G. : '' Ma no, sarebbe deleterio e irreparabile. Proprio ora che le cose tra di noi stanno riprendendo a funzionare''

Beh lui lo ha fatto quando le cose tra di voi andavano a gonfie vele o sbaglio? Non eravate in crisi.

C.G. : '' No, anzi era un periodo di serenità. nessuna grande preoccupazione. Un po' di routine ecco tutto.''

Ecco potresti stravolgere un po' la vostra routine, movimentarla.

C.G. : '' Io sono una scema, non le so fare certe cose.''

Non sei una scema, e provaci prima di dire di non esserne capace.

C.G. : '' Eh parli facile tu, sposati e ne riparliamo. Esci da questa tua solitudine quotidiana e rifacciamo questa conversazione''

Io non sono sola, o forse sì ma lo sarei anche in coppia. Anzi sicuramente lo sarò anche in coppia come è già successo. Ma non è un male, dovresti smettere di vedere solo il lato negativo della parola solitudine. Anche tu sei sola. Sei una donna sola e tradita che non ha lasciato il marito traditore per paura di una solitudine che invece è già esistente. E questo è il lato negativo della parola e tu conosci solo questo.

C.G. : ''sei la solita stronza, grazie''

Non volevo, per una volta non volevo ma perchè devi dirmi sempre che non capisco le cose solo perchè abbiamo punti di vista distanti? Ci fai la figura di una a corto di argomenti.

C.G. : '' Devo stirare e preparare la cena''

Ecco, vedi io queste cose non le capisco perchè non sono sposata. Cosa vuol dire stirare? e fare la cena? è un modo come un altro per dire che mi devo levare dai coglioni?

C.G. : '' Quando vieni qui con l'intenzione di provocare sei da prendere a schiaffi!''

Ma non è vero. Io non volevo provocare. Volevo solo sapere, conoscere e proporre alternative non richieste.

C.G. :'' ecco, non richieste!''

Cheppalle!

C.G. : '' No che palle lo dico io. Sei una stronza, ti senti il Santi Licheri delle storie d'amore, sai sempre la cosa giusta da fare in teoria ma in pratica sei ferma in un angolo. Una studiosa dell'amore? è così che ti devo definire? ma per favore! L'amore è responsabilità, è dedizione, è sacrificio. E' impegno costante in virtù della felicità dell'altro. E' lavorare per raggiungere una felicità a due. E questa felicità è fatta di piccole cose, di piccoli passi o gesti in direzione dell'altro. E' camminare parallelamente tutta la vita stringendosi la mano.''

Disse lei ad alta voce chiudendo il suo harmony a pagina 104.

C.G. : '' Fuori!''

martedì 7 giugno 2011

Saturday Night Live [Forse!]

''Ragazza oggi lavorerai tanto!'' : vengo spesso accolta così a lavoro.
E' una delle frasi che odio di più!
E' come se al mattino non mi dicessero '' Buongiorno!'' ma ''Oggi avrai una giornata di merda!''.
Ma dio!
Tacete!
Non me lo dite!
Non lo voglio sapere!
Sono facile alla paura io, non voglio essere preparata.
Inizio male e finisco peggio quindi zitti tutti!

Anche perché queste previsioni si avverano sempre!
Un sabato sera da panico.
Clienti che continuano ad arrivare senza sosta, tavoli stracolmi, attese di un'ora e mezza per un panino, gente incazzata, bambini killer che scorazzano tra i tavoli e mirano ai tuoi stinchi, madri ridanciane che non si preoccupano di richiamarli all'ordine ma flirtano con i maschioni del tavolo di fianco, ragazzi con cattivo gusto in fatto di abiti che ti fanno battutine da piacioni alle quali tu non abbocchi, con la scusa che hai da fare ma in realtà è solo per quei loro abiti.

Preferiresti chiuderti in cucina, magari nel frigo per sfuggire all'afa.
Ma devi gettarti nella mischia, fare la tua parte e indicare, in media 20 volte a sera, dove sia il bagno.
Esci tra la calca inferocita dalla fame ed un ragazzo, carino, di circa 30 anni, con t-shirt viola scuro, ti chiama con toni seccati e ti fa avvicinare al suo tavolo.
Ti dice ''Ascolta, un'ora fa ho ordinato al tuo collega dei panini, sto aspettando e ancora non mi avete portato nulla. Gli altri tavoli li avete serviti tutti. Il mio no.''

Con gentilezza rispondi '' Mi dispiace per l'attesa, ora vado in cucina a controllare a che punto siano.''
Lui, in maniera scortese, '' No, no non hai capito proprio niente! Io non voglio che vai in cucina perchè tanto poi torni e dici che stanno per uscire. Voglio che mi porti il conto delle birre che ho bevuto. Adesso!''
In fondo ha ragione. E' quello che avrei fatto. Allora rispondi soltanto '' Ok , le porto il conto''.
E lui calmando i toni '' No, ma io non ce l'ho con te, lo so che tu non c'entri nulla però ve ne dovete andare tutti affanculo, tutti quanti affanculo!''
Io, con sorriso plastico, '' Va bene, grazie''
E lui per precisare '' Ma non solo tu che non c'entri nulla, tutti, tutti quanti i camerieri, tutto il locale: vaffanculo!''
Io, per accontentarlo, '' allora facciamo così lo inserisco nel bicchiere delle mance e a fine serata lo dividiamo tutti in parti eque!''
Lui, con un sorrisone, ''Ecco brava!''
Io rispondo con megasorrisone triplo con ghiaccio.

Basta poco per far felici gli altri.
Prendersi per il culo a vicenda richiede qualche sforzo in più.

lunedì 6 giugno 2011

Lontano lontano

Mi irrita vedere la nostra amicizia finire così.
Non lo merita.
Vorrei tanto che fosse finita con urla, strepiti e pianti.
Vorrei aver ricevuto una di quelle frasi che ti strizzano il cuore.
Vorrei averne detta una capace di farti piangere all'istante.

Invece muore lentamente.
Ogni giorno si aggiunge una piaga.
Un messaggio che leggo e al quale non rispondo.
Una serata organizzata senza prevedere la tua presenza.
Una telefonata per lasciarmi andare con qualcuno che non sei tu.

Tu che non te la prendi nemmeno.
Che non ti accorgi delle distanze, delle assenze.
Che forse le desideri.
Che desideri cose diverse da quelle che avevamo.
Io che non ho voglia di riconquistarti.
Ci ho provato e mi sono annoiata.

Anche la noia è una colpa?

martedì 31 maggio 2011

Minzione liberatoria

E' un momento preciso, se tu sei distratto è lui che ti bussa alle spalle.
E' come durante una tempesta. Non è finita, ma è il momento in cui ti accorgi che sta per placarsi.
E' il momento in cui capisci che ti puoi sedere al fresco e goderti una pausa nelle 10 ore di fatica.
Cinque minuti di ristoro mentre guardi il mare calmo.

L'imprrevisto però è dietro l'angolo.
Arriva lei, Na-dia, che io chiamo Dia-na perché invertire mi viene facile.
E che ho spesso chiamato Stefa-nia, senza motivo apparente.
Una collega che non è che mi sia proprio entrata nel cuore o nel cervello.

Non mi dispiacerebbe se si sedesse accanto a me in silenzio per riposare.
Mi piace dividere i silenzi stanchi con gli altri.
I silenzi imbarazzanti sono quelli stancanti.
Quelli stanchi, invece, ti avvicinano all'altro.

Ma lei non è del mio stesso avviso.
Lei viene per sfogarsi, per essere capita.
Inizia a parlare delle mance, dei turni, a lamentarsi del suo ragazzo a me totalmente sconosciuto.
Convivono da anni ma lui non la vuole sposare.
Così accumula rabbia che dispensa in giro.
Inizia a scendere nei dettagli della sua relazione.

Continua voracemente, mentre io scuoto la testa annuendo, solo per dimostrarle di essere viva.
Ho il vuoto negli occhi mentre fingo interesse.
Il vuoto si amplifica appena inizia ad estendere l'intero discorso alla condizione femminile e ai soprusi che queste subiscono.
''L'uomo è stronzo. L'uomo non ammette di aver sbagliato. L'uomo non cambierà mai eppure tu ci provi, ti ci dedichi. Tu invece per lui cambi, t'adatti.''
E io, in silenzio, continuo a dire di sì con il capo. Pare sia il movimento giusto per la cervicale.

Decide di darmi il colpo di grazia.
Inizia a parlare della povertà, della sua condizione di povertà.
Inizia a dirmi cose che non vorrei sapere.
Lei conosce la povertà della carenza. Delle privazioni.
Non quella nascosta dietro gli acquisti.
Non quella spendacciona della mancata accettazione.
Sto per svenire sotto il peso dei suoi argomenti, sbrodolati fuori con un tono querulo che non mi aiuta.

Mi alzo in piedi, un guizzo di vitalità. Sono i talloni a chiedermelo.
Mi giro a destra verso di lei che alza la testa verso di me, con una frase ancora a metà tra le fauci.
Ho interrotto il suo monologo.
E' il momento di una mia battuta.
''Vado a fare pipì'' dico.
E mi allontano camminando velocemente.

In mente ho solo questo: '' mavaffanculonadia!''

giovedì 26 maggio 2011

Alpenliebe

-Buongiorno.
-Buongiorno.
-Iniziamo parlando dell'elaborazione del lutto.
-Sì, ehm.. sì ecco... elaborazione del lutto ha detto?
-Certo!
-Sì...eh... ehm...il lutto è ...ehm...
-Non mi vorrà dire che non l'ha fatto!
-Sì! No... ecco è...è che... che non sapevo me lo avrebbe chiesto!
-Cosa? Ma che assurdità è mai questa!? E' un elemento fondamentale! Mi dispiace ma senza non possiamo andare avanti!
-No, ma io lo so che è importantissimo è che... è che io... io ci provo ma non ci riesco! Potrebbe, per favore, chiedermi un'altra cosa? La prego!
-No.. no mi dispiace ma se non sa rispondere non possiamo andare avanti. Senza basi proprio non si può proseguire. Allora, cosa vuole fare, mi risponde o no?
-Ma io vorrei, mi creda! Sono anni che ci provo eppure non riesco.
-Anni?
-Sì, anni.
-Si arrenda!
-No, la prego. Mi faccia un'altra domanda!
-No, senza questo il resto è tutto inutile. Si alzi e torni quando lo avrà elaborato.
-Arrivederci.
-Arrivederci.

martedì 24 maggio 2011

Ci penso io papà!



Questo treatrino Pisapia, Moratti, Red Ronnie finirà tra qualche giorno.
Per ora però è divertente vedere una figlia che spende parole, a caso, per un padre.
Difendere un padre è una cosa bella, è una manifestazione di amore e rispetto verso di lui.
Però Red Ronnie non è stato accusato di stupro di una cameriera di un hotel né tantomeno ha dimenticato, uccidendola, tua sorella in macchina per 6 ore quindi, tutto sommato, questa difesa poteva essere evitata.
Se la poteva cavare benissimo da solo.
Certo è che cavalcare l'onda della notorietà-da-web è una forte tentazione a cui in pochi sanno resistere così Luna ha perso un'occcasione per eclissarsi.
Un italiano improvvisato [''essendo che'' ; ''volevo dirti che complimenti''; '' a quelli che insulteranno che sicuramente ce ne sono'' ]
Un appassionante excursus storico-politico [dare del fascista è un reato federale, comunismo come utopico movimento sostenuto dagli elfi della terra di mezzo]
Valori ben saldi [essere troia non è un insulto è una filosofia di vita ormai]
Tono saccente [ 4:21 minuti di video]
Minacce [Al massimo ti faccio un altro video]

Mi sorge un interrogativo: Hai veramente aiutato il papà a riconquistarsi la simpatia del pubblico?

Pare che molti delitti si compiano spinti dalle migliori intenzioni.

sabato 21 maggio 2011

I Segreti di Qui

Cercare di spiegare a terzi qual è il posto da cui vieni e le sue intime caratteristiche è impresa ardua.
Per giunta totalmente innecessaria.
E proprio per questo ancor più indispensabile.
Se sei fortunato nasci in una grande città e questo ti toglie circa il 70% del lavoro da fare.
Dovrai al massimo annuire sorridente alle descrizioni che gli altri faranno, oppure smantellare le certezze di chi pretende di conoscere un luogo dopo averci passato un weekend.
Ma se nasci in un paesino la faccenda si complica.
Se nasci nel mio paesino, invece, sei spacciato.
E questo è anche un vantaggio a volte: hai un alibi preconfezionato da sfoggiare in ogni occasione.

Persino gli autoctoni parlano male di altri autoctoni dicendo ' Eh, non ti dimenticare che quello è di ...'.
Con tono di rassegnazione ma anche con un distacco tale che non ti farebbe mai immaginare che anche lui ' è di...'.
Questa cosa mi ha sempre affascinato.
In fondo nascere in un luogo è una caratteristica che non puoi eliminare, potrai far finta che non sia così partendo e non tornando più, ma i documenti parleranno sempre per te.
A meno che tu non voglia entrare in un programma di protezione e ottenere una nuova identità e non sarebbe nemmeno una cattiva idea in alcuni casi.
Quando sei grasso puoi dimagrire, quando sei biondo ti puoi tingere, quando hai poco seno puoi andare dal chirurgo, quando sei basso metti i tacchi come Berlusconi, ma quando nasci qui, nasci qui.

Nascere a ''Qui'' [ nome fittizio per i meno scaltri ] ti fa essere disilluso a 3 anni.
Hai l'amaro in bocca a 8 anni e ti lamenti del governo locale a 11.
Sai che tutto è inutile, tutto è irrisolvibile e tutto è impossibile Qui.
I più temerari, perchè alcuni ne esistono, magari quelli che hanno un genitore non di Qui e quindi un patrimonio genetico parzialmente diverso dalla maggioranza, decidono di andare via da Qui e cercare fortuna altrove.
Che genere di fortuna?
La fortuna di vivere. Ebbasta.
Altri nemmeno se lo pongono il problema di andar via da Qui, forse perchè credono che non si vendano biglietti per fuggire via da Qui.

Quello che invece sicuramente a Qui si vende è la droga, tanta.
E io sono molto contenta di questo.
Non perchè sia una drogata ma perchè mi piace vedere l'effetto che la droga fa sugli abitanti di Qui.

Un tempo la droga era simbolo di trasgressione, un ponte per la casa del diavolo e rendeva persino fighi quelli che la prendevano.
A Qui no.
I drogati di Qui, ossia tutti i giovani dai 2 ai 57 anni, perchè a Qui è più o meno a quell'età che finisce l'adolescenza, sono noiosi, monotoni e ridicoli persino da drogati, figuratevi senza quelle sostanze.
Infatti io prego spesso le mafie e le camorre locali di non smettere mai con la loro attività, perchè quei rari momenti di veglia del popolo giovanile di Qui li dobbiamo solo a loro.

Spostando lo sguardo alla popolazione adulta, ossia dai 58 ai 94 anni perchè quelli di Qui sono generalmente longevi, si ha davanti tutt'altro scenario.
Si apre un mondo fantastico popolato da nani, schizofrenici, barboni, politici grassi, vigili urbani che salvano all'interno di grotte le mogli da draghi spaventosi.
Se mi metto di buzzo buono mi convinco di vivere a Twin Peaks e alcune volte vengo anche accontentata. Come quando sono al supermercato e mi accorgo che la commessa che sistema gli scaffali si chiama ''Palmer'' proprio come la Laura di Lynch (è il suo vero nome ed è originaria di Qui da generazioni) .
Sono momenti di gloria sgomenta.
Ma anche di lucidità improvvisa, la sensazione che tutti i pezzi del puzzle vadano al loro posto.
Sento che dietro tutto questo c'è una ragione anche se io non la conosco, non la capisco.

Come non capisco perchè da madre napoletana e padre romano sono finita a nascere a Qui.
O perchè dopo quasi 5 anni di vita fuori, sono tornata a Qui.

Più di tutto però non capisco cosa aspetto per andarmene di nuovo via da Qui.



I Segreti di Qui